Tranquillo: se parli con le piante, o con il tuo gatto, non è sintomo di follia ma di intelligenza

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Tranquillo: se parli con le piante, o con il tuo gatto, non è sintomo di follia ma di intelligenza

| 01/08/2020
Tranquillo: se parli con le piante, o con il tuo gatto, non è sintomo di follia ma di intelligenza

Ovviamente però quando inizi a parlare con il palo della luce qualche problema ci può essere.

  • Le persone tendono a parlare anche con chi non gli può rispondere
  • Con gli animali, con le piante, con gli oggetti inanimati
  • Questo fatto viene considerato vergognoso e un po’ folle
  • Invece secondo l’antropologo Nicholas Epley è sintomo di intelligenza
  • Anzi, di più: è un tratto caratteristico dell’intelligenza umana

 

Pensiamo sempre che parlare con ciò che non ci può rispondere sia qualcosa di vergognoso, da fare assolutamente in privato. Se la mattina ti fai una chiacchierata con i gerani sul balcone, cerchi di non farti notare dai vicini. Se per strada rivolgi due parole a Fido mentre fate la passeggiatina quotidiana, badi bene che non ci siano passanti attorno. Questo perché parlare con animali, piante, o oggetti inanimati, nell’accezione comune non è ben visto.

Si pensa che solo ai bambini sia concesso di fare lunghe conversazioni con i loro giocattoli, come se fossero vivi. Ma questo pensiero è del tutto sbagliato: e lo dimostra uno degli antropologi più famosi e quotati al mondo, Nicholas Epley, professore di scienze del comportamento all’Università di Chicago. Secondo Epley, e secondo un suo studio pubblicato nel 2017, parlare con animali, piante e cose è sintomo di intelligenza.

Pare che faccia parte di noi essere umani, tanto quanto il colore dei capelli o le dita dei piedi. L’uomo, per sua natura, antropomorfizza il mondo che lo circonda. È un meccanismo di riconoscimento, di difesa e di sopravvivenza. Il fenomeno si lega a quello della pareidolia, ovvero la tendenza a vedere un volto umano anche dove ci sono solo due bottoni e una tasca.

Parla con me

C’è da notare, dice Epley, che noi tendiamo ad umanizzare ciò che amiamo. Ad esempio, parliamo con la nostra automobile che non vuole partire, e poi le facciamo un mucchio di complimenti quando infine si accende. Quindi creiamo un legame, come fa Tom Hanks con il suo Wilson in “Cast Away”. Questo ci permette di sentirci parte di una rete sociale che ci protegge, e che è salvifica per il nostro benessere.

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In quanto al parlare con animali e piante, questa azione va oltre la semplice intelligenza umana. In questo caso è riconosciuto che è un’azione utile in senso assoluto. Con gli animali, perché permettiamo loro di abituarsi alla nostra voce, e quindi possiamo educarli meglio. Con le piante, perché il suono della voce umana le stimola a crescere. Quindi è arrivato il momento di fare outing: ammettilo, che anche tu, al mattino, parli con la macchinetta del caffè.

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