L’intruso inaspettato

Buona giornata a voi, sono Maria e il mio ragazzo si chiama Michele. Abbiamo entrambi 28 anni e siamo a un passo dall’andare a convivere, tuttavia ci saranno sicuramente delle cose che dovranno cambiare nel nostro rapporto, perché di recente lui ha dimostrato di non essere il massimo ad affrontare le situazioni e i problemi. Diciamo che lui è un bravo ragazzo, è uno che si prodiga sempre per tutti e per me e so che sarà un bravo coinquilino e ci daremo entrambi da fare per vivere insieme. Tuttavia lui ha iniziato a vivere solo nella casa che divideremo, questo perché lui non poteva tornare dai suoi genitori e io non potevo lasciare i miei momentaneamente. Quindi ecco che lui vive solo e mi cerca in continuazione perché vorrebbe che andassi lì, perché si sente solo, perché non gli piace dormire solo e cose del genere. Purtroppo poi mi ha contattato e ha fatto un po’ la figura di chi grida al lupo al lupo, perché qualcuno era entrato in casa e io credevo che fosse solo un modo per attirare l’attenzione.

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La nostra fan Maria, 28 anni, racconta con lucidità e un pizzico di preoccupazione una fase delicata della sua relazione con Michele, il suo ragazzo, con cui è a un passo dal cominciare una convivenza vera e propria. I due si vogliono bene, sono affiatati e, secondo quanto racconta lei stessa, si impegnano entrambi nel costruire un futuro insieme.

Michele viene descritto come un bravo ragazzo, sempre disponibile con tutti, affidabile e premuroso anche con lei. Qualità importanti, che fanno ben sperare per la vita a due. Tuttavia, proprio negli ultimi tempi, Maria ha iniziato a notare alcune fragilità nel comportamento di lui, soprattutto in merito alla gestione delle difficoltà e alla capacità di affrontare situazioni più complesse.

Da qualche tempo, Michele si è trasferito da solo nella casa che condivideranno a breve. Una decisione dettata da motivi pratici: lui non poteva più stare dai suoi genitori, mentre Maria, per ora, non può ancora lasciare la propria famiglia. Così lui si è trovato da solo, in una casa nuova, a fare i primi passi verso quella che sarà la loro convivenza.

Da quel momento, però, il suo atteggiamento è cambiato. Maria racconta che il compagno la cerca in continuazione: messaggi, telefonate, richieste di raggiungerlo perché si sente solo, perché non riesce a dormire senza di lei, perché ha bisogno della sua presenza. Un comportamento che, a lungo andare, ha iniziato a farla riflettere sulla reale capacità di Michele di reggere una quotidianità indipendente.

Il momento di svolta arriva quando lui la contatta dicendo che qualcuno sarebbe entrato in casa. Una situazione che ha allarmato Maria, tanto da farle pensare che fosse un’emergenza reale. Tuttavia, con il passare dei minuti, ha iniziato a sospettare che potesse trattarsi solo di un modo per attirare la sua attenzione.

Questo episodio ha fatto scattare in lei un campanello d’allarme. Non tanto per il gesto in sé, quanto per ciò che potrebbe significare a livello più profondo: un bisogno eccessivo di rassicurazione, una dipendenza emotiva, una difficoltà concreta ad affrontare la solitudine.

Maria si mostra comprensiva, ma al tempo stesso consapevole: prima di iniziare una convivenza, certe dinamiche vanno affrontate, chiarite e corrette. Perché vivere insieme significa sostenersi, sì, ma anche essere in grado di stare in piedi da soli.

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