Invenzioni rivoluzionarie: messa a punto la mano robotica che suda

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Invenzioni rivoluzionarie: messa a punto la mano robotica che suda

| 23/02/2020
Invenzioni rivoluzionarie: messa a punto la mano robotica che suda

Un domani anche le mani dei robot saranno sudaticce come le tue.

  • La robotica fa enormi passi in avanti
  • un gruppo di ricerca della Cornell University ha creato un nuovo dispositivo
  • una mano meccanica che può “sudare”

 

Certo che la vita è proprio strana. Noi pagheremmo oro per non avere le mani sudate e appiccicaticce in estate, o quando siamo nervosi. Invece gli scienziati hanno studiato per mesi al fine di creare una mano robotica che sudasse. Mah. Il rivoluzionario dispositivo ha naturalmente una sua motivazione logica e razionale, e pare che apra nuove strade per un futuro ancora tutto da immaginare.

Lo studio che spiega nel dettaglio la nuova invenzione è comparso sulla prestigiosa rivista “Science Robotics”. La ricerca è stata portata avanti da un gruppo di scienziati della Cornell Univesity di New York, capitanati dal professor Thomas J. Wallin. È stato proprio il professor Wallin a spiegare ai giornalisti nel dettaglio in cosa consiste la “mano robotica che suda”.

Ogni studio scientifico parte sempre da un problema. Nello specifico, il problema era rappresentato da quelle macchine dotate di motori esotermici, che rilasciano una grande quantità di calore. Se tali androidi sono fatti solo di metallo non presentano problemi. Ma ormai sono sempre più diffusi i cosiddetti “robot morbidi”, rivestiti di materiali plastici che non riescono a disperdere efficacemente il calore in eccesso.

Come l’uomo, così il robot

Ecco allora l’idea: per far evaporare quel calore che potrebbe danneggiare i circuiti interni, basta emulare la natura. Nel corpo umano è il sudore che serve ad abbassare la temperatura. Così, per i robot, è stato creato un meccanismo che emula il sudore. Con un’avveniristica stampante 3-D sono stati realizzati dei muscoli artificiali dotati di pori. Tali “muscoli” possono trattenere o rilasciare acqua, a seconda della necessità.

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L’acqua in questione si trova immagazzinata in piccoli serbatoi interni al robot. Ne consegue che i robot avranno anche bisogno di “bere”. In una parola, i nostri cloni elettronici cominciano ad assomigliarci sempre di più. E quando un giorno stringeremo la mano ad un robot, il suo palmo sarà sudaticcio e appiccicoso tanto quanto il nostro.

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