Italiani campioni di bestemmie: possiamo vantarci di essere i primi in Europa

Tra santi e chiese, le imprecazioni italiane conquistano la vetta delle espressioni tabù

 

Se c’è un primato in cui gli italiani possono vantarsi senza arrossire, quello è sicuramente il ruolo di campioni di bestemmie. Non parliamo di qualche imprecazione ogni tanto, ma di un vero e proprio patrimonio linguistico spontaneo, come ha confermato un’indagine condotta nel 2024 su oltre mille partecipanti di 17 paesi. I dati sono chiari: solo in Italia le bestemmie figurano tra le venti espressioni tabù più frequentemente nominate.

La ricerca chiedeva alle persone di annotare tutte le parolacce e termini offensivi che ricordavano nella loro lingua madre, senza alcuna pressione. Mentre in altri Paesi la lista restava breve e ripetitiva, gli italiani hanno dimostrato una creatività sorprendente. Sono state registrate innumerevoli varianti, un vero e proprio festival di blasfemia che farebbe sorridere anche il più severo dei preti.

Socio cultura e psicologia delle imprecazioni

Le parolacce, naturalmente, non nascono dal nulla. La ricerca sottolinea come il loro uso dipenda da fattori socioculturali, dalle abitudini quotidiane e dal tipo di rapporti tra le persone. In Italia, sembra che l’arte dell’imprecazione sia più diffusa tra gli uomini e in contesti pubblici. Ma attenzione: non si tratta solo di ribellione o sfogo, le imprecazioni svolgono funzioni sociali e psicologiche precise, che aiutano a comunicare emozioni, stress e frustrazione.

Un altro elemento curioso è il legame tra blasfemia e storia: la vicinanza con la Città del Vaticano e secoli di interazione con la Chiesa cattolica hanno probabilmente contribuito a radicare questo fenomeno nella cultura italiana. In pratica, più santi e chiese intorno, più fantasia nel creare bestemmie.

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L’inventiva italiana come fenomeno unico

La varietà e la creatività nell’uso delle imprecazioni italiane restano un unicum in Europa. Mentre in altre lingue le bestemmie restano poche e ripetitive, gli italiani inventano varianti e combinazioni, trasformando la blasfemia in un piccolo laboratorio linguistico. Da un semplice sfogo a un’espressione quasi artistica, il tabù diventa uno specchio della nostra storia, della psicologia e della cultura popolare, mostrando che anche quando imprechiamo possiamo farlo con stile.

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