Come il Coronavirus ci costringe a rivedere il concetto di “lavori essenziali”

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Come il Coronavirus ci costringe a rivedere il concetto di “lavori essenziali”

| 26/03/2020
Come il Coronavirus ci costringe a rivedere il concetto di “lavori essenziali”

Oggi gli “ultimi” sono davvero i “primi”.

  • La pandemia da Covid-19 ha costretto molti governi mondiali a bloccare la filiera produttiva
  • Chiudere tutto, è ovvio, non si può: restano attivi i lavori “essenziali”
  • Che, paradossalmente, sono anche quelli sottostimati

 

Qualcuno disse “gli ultimi saranno i primi”. Concetto astruso in una società come la nostra, dove l’arrivismo e la sete di potere spesso spingono gli uomini a contendersi un posto al sole. Questa aspra lotta per la prima fila a tutti i costi ha subito una brusca battuta d’arresto a seguito della pandemia da Coronavirus che sta affliggendo il mondo. Tutto si è fermato, come in una fiaba tragica in cui siamo in attesa che la principessa si svegli, per svegliare anche noi.

Gli altri Paesi del mondo stanno poco alla volta seguendo l’iter intrapreso dal governo Italia. Progressivamente alle varie attività commerciali ed imprenditoriali è stato chiesto di chiudere. Questo al fine di limitare la circolazione delle persone, diminuendo così i rischi di contagio. Ma in una società come la nostra non si può fermare tutto, perché la sopravvivenza deve sempre essere garantita e nessuno di noi è più autosufficiente.

Così si impone oggi una riflessione attenta su quelli che sono stati definiti “lavori essenziali”, quelli che non si possono fermare. Parliamo del vero cuore pulsante del nostro Paese, della linfa vitale senza la quale, Coronavirus o no, saremmo già tutti morti. Scopriamo, con un moto di stupore, che sono anche i lavori più disprezzati, meno considerati, quelli che definiremmo “dietro le quinte”.

Salvare vite

Sappiamo che in trincea a salvare vite dal contagio da covid-19 ci sono medici e infermieri. Ma fuori dagli ospedali, a permettere la vita di chi è confinato in casa, ci sono i magazzinieri e i commessi dei supermercati, i tecnici dei respiratori, i fornai che fanno il pane, i contadini sul trattore. Sono questi i lavori di cui non potremmo fare a meno, ma spesso sottopagati e di certo non sufficientemente stimati.

Nella quotidiana corsa al posto più ambito ci siamo dimenticati che sono sempre le mani laboriose che hanno portato avanti la storia dell’uomo. Ecco allora che è a questo piccolo, grande esercito di lavoratori che oggi non si possono fermare che vogliamo dire “grazie”. Nessuno li chiamerà “eroi” perché non sono eroi: sono persone per bene che fanno con coscienza il proprio lavoro. E nessuno mai più si permetta di definirlo “umile”.

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Così, se vedete passare sotto casa un addetto della nettezza urbana, salutatelo dalla finestra e ringraziatelo con un sorriso. Anche grazie a lui, soprattutto grazie a lui, supereremo questi giorni bui.

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