L’età aurea della telefonia mobile

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 C’è stato un tempo, non molto lontano, in cui si faceva a gara a chi ce l’avesse più piccolo… il cellulare!

Se provassimo a prendere un cellulare di un ventennio fa per affiancarlo ad uno smartphone dei giorni nostri, le differenze che noteremmo per prime sarebbero logicamente quelle estetiche. Effettivamente la trasformazione è più evidente di quella che ha avuto Macu… Macal… Mcaul… il bambino di “Mamma ho perso l’aereo” insomma. Innanzitutto le dimensioni, perché si sa: le dimensioni contano. Negli anni 90 avere il cellulare di piccole dimensioni era motivo di vanto, roba da improvvisare, con la propria compagnia di amici al baretto di fiducia, vere e proprie competizioni per chi ce l’avesse più piccolo! Ricordate?

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Telefonini messi in fila sul tavolino, e scattavano misurazioni che spesso portavano a sfiorare la rissa: “eh ma ziocane l’antenna non la devi misurare”. Parlando di dimensioni, è obbligatorio per legge citare il re incontrastato in questo senso, il Motorola Startac. Se ne possedevi uno eri semplicemente un figo, tanto per usare un termine che si usava spesso ai tempi, tanto che una delle diatribe più frequenti prendeva piede normalmente con questa accusa: “a me fottesega se ancora mi rinfacci il fatto che lo Startac una volta aperto lo sportellino raddoppia la sua lunghezza, è il più piccolo, lo dicono tutti!”.

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Nuove marche e nuovi modelli spuntavano come i peli pubici su di un adolescente nell’età dello sviluppo, ma tutti accomunati da una caratteristica che, al solo pensiero, ci viene un magone simile a quello che viene subito dopo aver visto l’ultima puntata di Breaking Bad, i TASTI fisici. La tastiera fisica ti dava la possibilità di sviluppare il “dito assoluto”, equivalente dell’orecchio assoluto per un musicista. Si potevano scrivere ed inviare messaggi anche tenendo il telefono in tasca, rendendo di fatto la vista un senso superfluo (cosa molto utile soprattutto per gli studenti che non volevano farsi sgamare durante le lezioni).

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