L’età aurea della telefonia mobile – 1° parte

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C’è stato un tempo, non molto lontano, in cui si faceva a gara a chi ce l’avesse più piccolo…il cellulare.

Se provassimo a prendere un cellulare di un ventennio fa per affiancarlo ad uno smartphone dei nostri giorni, le differenze che noteremmo per prime sarebbero logicamente quelle estetiche. Effettivamente la trasformazione è più evidente di quella che ha avuto Macu…Macal…Mcaul…il bambino di “Mamma ho perso l’aereo”. Innanzitutto le dimensioni, perché si sa: le dimensioni contano. Negli anni 90 avere il cellulare di piccole dimensioni era motivo di vanto, roba da improvvisare, con la propria compagnia di amici al baretto di fiducia, vere e proprie competizioni per chi l’avesse più piccolo.

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Telefonini messi in fila sul tavolino, e scattavano misurazioni che spesso portavano a sfiorare la rissa: “eh ma ziocane l’antenna non la devi misurare!”. Parlando di dimensioni, è obbligatorio per legge citare il re incontrastato in questo senso, il Motorola Startac. Se ne possedevi uno eri semplicemente un figo, tanto per usare un termine che si usava spesso ai tempi, tanto che una delle diatribe più frequenti si svolgevano normalmente con questa accusa: “a me fottesega se ancora mi rinfacci il fatto che lo Startac una volta aperto lo sportellino raddoppia la sua lunghezza, è il più piccolo, lo dicono tutti!”.

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Nuove marche e nuovi modelli spuntavano come i peli pubici su di un adolescente nell’età dello sviluppo, ma tutti accomunati da una caratteristica che, al solo pensiero, ci viene un magone simile a quello che viene subito dopo aver visto l’ultima puntata di Breaking Bad, i TASTI fisici.  La tastiera fisica ti dava la possibilità di sviluppare il “dito assoluto”, equivalente dell’orecchio assoluto per un musicista. Si potevano scrivere ed inviare messaggi anche tenendo il telefono in tasca, rendendo di fatto la vista un senso superfluo. (cosa molto utile soprattutto per gli studenti che non volevano farsi sgamare durante le lezioni).

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Con la crescente diffusione dei cellulari nasceva un nuovo metodo di comunicazione, ancora oggi oggetto di studio da parte dei migliori scienziati di Foggia: LO SQUILLO. Era semplicemente l’elemento a metà fra il messaggio e la chiamata. Possedeva un senso inspiegabile, quasi assurdo. Era nato perché la quasi totalità dei ragazzi che possedeva un cellulare rasentava lo 0 nel credito. Un messaggio costava, uno squillo era gratis. Principalmente significava “ti sto pensando”, non di certo voleva dire “richiamami”. La chiamata persa non esisteva, se esisteva era quella di mamma o papà, ed era stata persa di proposito (scusa mamma, ora lo sai). La generazione ruggente dei primi cellularisti di un certo livello, quella che iniziava ad abusare del telefono mobile, aveva inventato questo linguaggio assurdo per comunicare. Ci si faceva squilli; all’infinito. Ti penso, ti penso anch’io. Ti penso ancora, anch’io ti penso ancora. E così via, per tutto il giorno. Per tutti i giorni.

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ATTENZIONE: questo argomento può generare fenomeni di autocombustione. Leggetelo ad almeno 7 metri dal vostro vocabolario di italiano.

Parallelamente allo squillo nasceva anche la scrittura abbreviata dei messaggi. Consisteva, senza fare tanti giri di parole, nell’abbreviare il più possibile il testo di un messaggio che si voleva inviare, in modo da risparmiare caratteri, questo perché oltre un tot di messaggi inviati (generalmente 50, ma dipendeva dalla promozione attiva sul proprio dispositivo) questi si dovevano pagare o, nel peggiore dei casi, facevano decadere la promozione che avevi attivato. Questo linguaggio era comprensibile solo ai giovani. A volte nemmeno a loro. A volte nemmeno a Dio. Numeri al posto delle parole, K al posto delle C, H del verbo avere assolutamente vietate dalle Alpi alla Sicilia, e molto altro ancora. Praticamente un colpo vigliacco e quasi mortale alla lingua italiana.

Alcuni esempi:

  • ci sei” diventava “c 6
  • qualcuno” “qlc1
  • ti voglio troppo bene” “tvtb
  • però” “
  • perché” “xke” o addirittura “xk”Ok, forse è meglio smetterla dato che percepiamo distintamente lo sviluppo alcune cellule cancerogene. Qualche temerario/a, alla stregua di un vietcong a cui non è stato detto che la guerra è finita, continua ad usare alcune abbreviazioni, andando in contro, in modo sistematico, ad un linciaggio virtuale ogni volta che scrive su di un Social. Smettetela zio pera! Non ha più alcun senso. Dante Alighieri perdonaci, eravamo giovani.

    fine 1° parte
    PASSA SENZA SOBRIETA ALLA PARTE 2!
    (PRIMA CHE LE LAMATE ESCANO POTENTI COME LA CORAZZA DI UN NOKIA3310)

    71fine 1° parte
    PASSA SENZA SOBRIETA ALLA PARTE 2!
    (PRIMA CHE LE LAMATE ESCANO POTENTI COME LA CORAZZA DI UN NOKIA3310)

 

 

 

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