Lo strano caso di Bruno Borges, il ragazzo scomparso lasciando 14 manoscritti in codice

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E una statua di Giordano Bruno dal valore di 20.000$ in mezzo alla sua camera (nella quale si era chiuso dentro da 24 giorni). E un quadro che lo raffigura con un extraterrestre. E la stanza coperta anch’essa di scritture in codice. Se siete un minimo open mind e vi piace pensare che non tutto quello che ci propinano è per forza la verità, vi raccontiamo di questo caso che da settimane sta facendo discutere il web e impazzire gli appassionati di fenomeni paranormali. 

Ci troviamo a Rio Branco, nello stato brasiliano di Acre, verso la fine di marzo. Bruno Borges è un ragazzo di 24 anni apparentemente come tanti. Figlio di una famiglia benestante (se consideriamo che Acre è una delle aree più povere del Brasile), Bruno si trova da un anno e mezzo ad assillare la madre poiché, dopo avere abbandonato gli studi universitari di psicologia, è convinto di avere avuto contatti e rivelazioni che lo portano a pensare di essere la reincarnazione di Giordano Bruno, il filosofo, scrittore e monaco italiano che nel 1600 fu arso vivo per aver espresso le sue teorie all’epoca inaccettabili, incentrate tra le altre cose sull’esistenza di altri sistemi solari e quindi di vita aliena. Bruno afferma di avere l’intenzione di scrivere dei libri, poiché è convinto di aver trovato il modo di completare i lavori interrotti da Giordano Bruno, ammette di aver trovato il modo per far progredire in senso positivo la razza umana.

I genitori sono, comprensibilmente, molto restii ad accettare i pensieri del figlio, anche se la madre rivelerà in seguito alle vicende successe che Bruno è sempre stato un ragazzo nettamente più sveglio ed intelligente della media. Succede che il ragazzo si trova a passare oltre un mese in casa da solo, mentre i genitori sono via per una vacanza, e succede che al loro ritorno trovano qualcosa di straordinario, al punto che, prima di descrivervelo, pensiamo abbia più senso farvelo direttamente vedere:

Nella stanza di Bruno, chiusa a chiave e dalla quale il ragazzo non usciva da 24 giorni, viene trovata una statua piuttosto grande del filosofo italiano risalente al XVI° secolo contornata da simboli apparentemente alchemici, 14 manoscritti in un codice che solo adesso sta iniziando a venire codificato, con annesse raffigurazioni misteriose e che fanno riferimento alla fisica, all’alchimia e alle scienze psicologiche. La stanza è anch’essa ricoperta di scritte in codice e, su una parete, è presente un quadro in cui Bruno è rappresentato con un alieno che lo tocca sulla spalla destra.
Come se questo non fosse abbastanza, di Bruno non v’è traccia alcuna. Sono passati oltre 15 giorni dalla scomparsa, ma del ragazzo -che pare essere scomparso letteralmente nel nulla- non vi è ancora alcuna traccia.
Inutile precisare che il lavoro presente alle pareti e sui 14 libri è mastodontico. Non si capisce come la statua abbia fatto ad arrivare lì (anche dal momento che, come si può immaginare, pesa diverse tonnellate), non si capisce come sia stato possibile compiere un’opera di scrittura così ordinata, in codice e meticolosa, in così poco tempo (la madre ha dichiarato che probabilmente i manoscritti sono stati completati nell’arco di nove mesi, a quanto gli avrebbe confidato il figlio qualche mese prima).
La polizia che indaga sul caso ha sequestrato i manoscritti e, dalle prime indiscrezioni che arrivano soprattutto da alcuni tentativi di traduzione e decodificazione provenienti dal web -da dove centinaia di migliaia di appassionati di tutto il mondo hanno iniziato a seguire la vicenda, discutendone in canali come Reddit o 4chan- essi conterrebbero appunto delle rivelazioni sulla natura umana, sulla coesistenza della nostra razza in simbiosi con altre, alcune rivelazioni che cambierebbero per sempre la concezione che abbiamo della vita, come ad esempio il fatto che “siamo tutti interconnessi”.
Ovviamente non mancano i detrattori dell’intera vicenda, i quali (forse più per paura di dover eventualmente ammettere che quello che è stato inculcato fin da piccoli è sbagliato) affermano che tutto sarebbe una messa in scena da parte del ragazzo per farsi pubblicare i lavori. Il padre, in effetti, ha pregato davanti alle telecamere de “Il Globo” affinché il figlio faccia ritorno a casa, promettendo che nel caso si occuperà in prima persona di fare pubblicare i manoscritti.
Questa vicenda, a parer nostro, pare troppo complessa e “mastodontica” per giustificare una messa in scena. Il codice con il quale il tutto è stato scritto, il contenuto a dir poco complesso e inedito e altre decine di fattori che potrete sicuramente aver tratto da soli, ci vuole far pensare che ci sia qualcosa di più, in questo caso.
D’altra parte, le teorie degli appassionati affermano che la statua potrebbe essere una sorta di “porta” per accedere “alla verità” sul caso. I simboli che si trovano ai suoi piedi, infatti, sarebbero nient’altro che un codice che permetterebbe ad essa di aprirsi e rivelare un passaggio. Altri, seguendo i principi dell’alchimia, ipotizzano che la statua non sarebbe altro che Bruno Borges stesso, il quale ad opera compiuta avrebbe trasmutato il suo corpo biologico in quello della statua, per l’appunto.

Non sappiamo dove stia la verità, da una parte ci piace sognare e crede che questa volta la complessità dell’intera faccenda abbia un fondo di verità concreta, che non sia una messa in scena e che non venga -come spesso è successo in casi simili- smontato tutto dopo un po’ di tempo.
Nel caso invece tutto questo fosse frutto di un viaggio a base di droga, preghiamo il buon Bruno di apparire immediasubito e dirci qual è il suo spacciatore di fiducia, perché porcocazzo se questi sono gli effetti, deve essere davvero roba buona.

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