L’uomo che cantò “In the end” dei Linkin Park in 20 stili differenti.

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Impossibile non conoscere i Linkin Park e le loro canzoni. Hanno praticamente segnato parte della storia musicale, e contribuito loro malgrado all’ignoranza dei video di Dragonball su Youtube. Un eroe, comunque, ha deciso di rielaborare “In the end” in venti stili musicali differenti, generando memorabilità di alto livello.

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Facciamo chiarezza per chi non conoscesse la canzone: In the End è un singolo del gruppo musicale statunitense Linkin Park, il quarto estratto dal primo album in studio Hybrid Theory. Pubblicato il 20 novembre 2001 nel mercato internazionale, è arrivato subito in vetta alle classifiche statunitensi. L’eroe in questione, invece, è possibile trovarlo su Facebook come “Ten Second Songs“, ed ha scatenato una memorabilità rarissima rielaborando il brano in ben venti stili differenti.

La voce è assolutamente impeccabile. L’aspetto è da rocker, con qualche tratto riconducibile a Gesù, un uomo molto famoso ai tempi della vecchia Nazareth. Il passaggio rapido e disinvolto da uno stile all’altro è qualcosa di veramente incredibile, oltre che rivelatore della presenza di una quantità notevole di personalità multiple. Insieme al cambio di voce, vi è costantemente un cambio di base musicale, per adattarsi meglio al personaggio da rappresentare in quel preciso istante. Insomma, non credevamo possibile aggiungere altra memorabilità ad una canzone che ha già segnato la storia. Quest’uomo ci ha insegnato che, invece, non vi è nulla da dare per scontato.

Pur essendo già un bel pacchetto confezionato così, abbiamo raccolto anche qualche commento che avete partorito. E che avete equamente suddiviso tra l’opera in se stessa, e l’autore dell’opera. Perché “in the end, it doesn’t even matter“. Eccoveli serviti con uno stile solo, ossia quello ignorante:

Se non avete mai sentito l’originale, oltre che a meritarvi quarantasette frustate, siete in obbligo morale di ascoltarla immediatamente:

 

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