“Io non posso entrare”: il cartello di Lush che ha scatenato polemiche

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“Io non posso entrare”: il cartello di Lush che ha scatenato polemiche

| 11/08/2020
“Io non posso entrare”: il cartello di Lush che ha scatenato polemiche

Il punto vendita di Lush ubicato ad Edimburgo ha deciso di prendere una posizione chiara e forte, non condivisa da tutti.

  • Qualche giorno fa, dopo un raduno di un piccolo gruppo, un punto vendita di Lush si è ritrovato con un adesivo transfobico attaccato sulla propria vetrina
  • La risposta è stata immediata e dirompente, con l’esposizione in vetrina del cartello che vedete qui in basso
  • “Per favore, non entrare nel nostro negozio con segni di Covid-19, razzismo, omofobia, sessismo o transfobia”
  • La spiegazione di un gesto tanto forte è apparsa immediatamente in un post sulla pagina Facebook del punto vendita
  • L’azione di protesta è stata presa a modello anche da altri Lush sparsi sul territorio
  • Azione non gradita a tutti; sono sorti gruppi contrari che hanno iniziato a diffondere l’hashtag #BoycottLush

L’ultimo periodo è stato piuttosto delicato per ciò che concerne l’identità sessuale. Con l’Europa che ha negato fondi alle città polacche che si sono autoproclamate LGBT-free, non c’è spazio per i gruppi omofobi e transfobici che continuano a spuntare qui e lì nel mondo. A pensarlo e ad agire di conseguenza è Lush, la celebre catena di profumerie, che dopo un dispetto puerile ha deciso di rinnovare temporaneamente la propria vetrina di Princes Street, ad Edimburgo. Un gruppetto di manifestanti “critici di genere” ha deciso di riunirsi da quelle parti, appiccicando un adesivo transfobico sulla vetrina del negozio.

Il cartello di Lush

Fonte: Metro

La risposta della catena non si è fatta attendere, con l’insegna che potete vedere qui in alto. “Per favore, non entrare nel nostro negozio con segni di Covid-19, razzismo, omofobia, sessismo o transfobia”. Una risposta di certo esemplare, spiegata ed approfondita anche sulla pagina Facebook dallo staff di Lush. “Chiunque sia passato dal nostro negozio questa mattina potrebbe aver visto che la nostra vetrina era stata presa di mira da un gruppo transfobico. Per questo motivo abbiamo una nuova grafica in finestra”, spiegano in un post oggi cancellato.

“Il nostro negozio è uno spazio per la compassione e il rispetto per tutti. Non perdoneremo né sosterremo atti di odio”.

“Se mostri segni di Covid-19, segui le linee guida del governo per isolarti e fare il test. Se mostri segni di razzismo, omofobia, sessismo o transfobia, ti consigliamo di isolarti e istruirti”. Una stoccata decisamente esemplare, che in poco tempo è stata presa ad esempio anche da altri punti vendita ubicati nel territorio britannico. Nell’ultimo periodo, cartelli molto simili sono spuntati qui e lì per il Paese, come quello che potete vedere in copertina, affisso presso il Lush di Wimbledon.

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E mentre non è possibile prendere una posizione neutra al riguardo, non tutti sembrano aver parteggiato per la scelta espositiva messa in campo da Lush. Alcuni gruppi online hanno pensato di lanciare l’hashtag #BoycottLush, al fine di schierarsi apertamente contro la presa di posizione dell’azienda. Su Twitter, invece, un ente di beneficenza LGBT+ ha mostrato tutto il suo appoggio, lodandosi con Lush per il suo gesto coraggioso. Successivamente a critiche e commenti poco lusinghieri, la pagina del punto vendita di Edimburgo ha deciso di ritirare l’insegna.

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