Marte nasconde scoperte preziose: il robot Perseverance ha trovato rubini e zaffiri

Minuscoli frammenti scoperti dal rover: potrebbero essere nati da impatti di meteoriti

 

Il rover Perseverance ha individuato qualcosa di inaspettato tra le rocce del cratere Jezero: tracce di corindone, il minerale che sulla Terra è alla base di rubini e zaffiri. Non si tratta di gemme brillanti da gioielleria, ma di frammenti microscopici inferiori a due decimi di millimetro, invisibili a occhio nudo e identificabili solo con strumenti scientifici.

La scoperta è avvenuta analizzando alcune rocce soprannominate “Hampden River” e “Coffee Cove”. In questi campioni, i ricercatori hanno rilevato una firma chimica compatibile con il corindone, suggerendo la presenza di minuscoli cristalli all’interno del materiale marziano. Un dettaglio apparentemente piccolo, ma con implicazioni scientifiche significative.

Il laser di SuperCam e la firma dei rubini marziani

Il merito dell’identificazione è dello strumento SuperCam, che funziona sparando un laser contro le rocce e analizzando la luce emessa. Questo sistema consente di riconoscere la composizione chimica dei materiali a distanza, senza bisogno di raccoglierli immediatamente.

Quando il laser ha colpito i campioni, la risposta luminosa è risultata simile a quella dei rubini studiati nei laboratori terrestri. Il confronto ha permesso al team scientifico di ipotizzare la presenza di corindone, aprendo un nuovo capitolo nella comprensione della geologia marziana.

Su Marte niente placche tettoniche: l’ipotesi dei meteoriti

Sulla Terra, rubini e zaffiri si formano principalmente grazie ai movimenti delle placche tettoniche, che generano pressione e temperature elevate. Marte però non presenta una dinamica geologica simile, rendendo necessario cercare un’altra spiegazione per la presenza del minerale. Gli scienziati ritengono che il calore e la pressione generati dagli impatti di meteoriti possano aver trasformato minerali comuni in corindone.

Collisioni violente con asteroidi avrebbero creato condizioni estreme, sufficienti a innescare la formazione dei minuscoli cristalli osservati. Questa ipotesi è coerente con la storia di Marte, caratterizzata da numerosi impatti nel corso di miliardi di anni. Ogni collisione potrebbe aver lasciato tracce mineralogiche, alcune delle quali sopravvissute fino a oggi.

Frammenti minuscoli ma preziosi per capire Marte

Il corindone è un minerale particolarmente resistente e capace di conservare informazioni chimiche per milioni di anni. Proprio questa stabilità lo rende interessante per gli scienziati che cercano indizi sull’evoluzione del pianeta rosso.

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L’obiettivo è raccogliere questi campioni e portarli sulla Terra con future missioni, dove potranno essere analizzati con strumenti più avanzati. Anche minuscoli frammenti potrebbero rivelare dettagli su temperatura, pressione e trasformazioni geologiche avvenute su Marte nel passato remoto.

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