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Il vocabolario delle piattaforme social si arricchisce continuamente di neologismi volti a trasformare l’esistenza in una perenne sessione di allenamento. L’ultima frontiera del perfezionismo digitale è rappresentata dal maxxing, un termine mutuato dal verbo inglese to max out che nel linguaggio dei videogiochi indica il raggiungimento del livello massimo di abilità per un personaggio. Questa filosofia spinge gli utenti a considerare il proprio corpo, la postura, lo studio, le finanze e persino le relazioni interpersonali come parametri tecnici da aggiornare costantemente attraverso un monitoraggio ossessivo.
Il fenomeno non è del tutto inedito ma affonda le proprie radici nel panorama digitale dello scorso decennio. Come evidenziato dai database di Skuola Net, già intorno al 2015 si registravano le prime tracce di looksmaxxing, ovvero il tentativo mirato di massimizzare l’attrattiva estetica per guadagnare sicurezza ed essere accettati all’interno della comunità. Oggi il trend ha subito una forte accelerazione di stampo virale, frammentandosi in categorie specifiche come lo studymaxxing per il profitto nello studio, il moneymaxxing per la gestione economica e il socialmaxxing per l’efficacia relazionale.
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La galassia di questa tendenza si divide in due approcci ben distinti dal punto di vista dell’impatto biologico. Il versante più accessibile e moderato è rappresentato dal soft maxxing, che promuove il miglioramento di abitudini quotidiane come la cura della cute, la scelta dei vestiti, l’attività fisica e la correzione posturale. In questo filone si inserisce anche l’healthmaxxing, una variante interamente focalizzata sui benefici dell’alimentazione equilibrata e sulla regolarità delle ore di riposo notturno, mentre il socialmaxxing punta a ridefinire i canali di interazione con il prossimo.
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I rischi di questa mentalità emergono in modo netto quando la ricerca del progresso si converte in un controllo ossessivo della propria anatomia. La deriva più estrema e preoccupante prende il nome di hardmaxxing, un territorio che include pratiche mediche invasive, regimi di digiuno estremamente rigidi e l’uso improprio di sostanze dannose per modificare l’aspetto. Quando ogni singolo dettaglio biologico viene percepito come un difetto intollerabile da emendare, il meccanismo smette di fungere da stimolo motivazionale per trasformarsi in una trappola psicologica alimentata dalla pressione sociale.
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