In che modo fare fotografie rovina la tua memoria

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In che modo fare fotografie rovina la tua memoria

| 13/05/2020
In che modo fare fotografie rovina la tua memoria

Al giorno d’oggi siamo soliti fotografare praticamente di tutto, ma forse non è una buona abitudine.

  • Crediamo che fare foto serva a conservare la memoria
  • Secondo uno studio del 2014 però non è così
  • La ricerca dimostrò che chi scatta foto ha meno memoria di quello che ha visto rispetto a chi osserva e basta
  • Nel 2017 però fu condotto un altro studio
  • In questo caso si dimostrò il contrario
  • Le foto quindi non diminuiscono la memoria, ma servono come “supporto esterno”

 

Di solito prendiamo in giro i turisti giapponesi e cinesi, perché dovunque vanno non fanno altro che scattare fotografie. CLICK! CLICK! Si ha l’impressione che non abbiano nemmeno il modo di godersi per davvero quello che stanno guardando… e forse non è solo un’impressione. Noi pensiamo che scattare foto sia un modo per fermare l’attimo, per congelare la memoria, ma forse non è così.

Ci sono in proposito due interessanti studi, pubblicati entrambe sulla rivista “Psychological Science”. Il primo risale al 2014 e fu condotto dalla ricercatrice Linda Henkel, psicologa presso l’Università di Fairfield. Allo studio parteciparono 27 soggetti, ai quali fu chiesto di visitare un museo. Parte del gruppo doveva scattare foto, mentre gli altri dovevano solo osservare.

Alla fine fu fatto compilare ad entrambe i gruppi un questionario per verificare quanto ricordassero di quello che avevano visto. Ne risultò che chi aveva scattato foto aveva meno memoria dei reperti esposti al museo rispetto a chi si era limitato ad un’osservazione diretta. Questo dimostrerebbe quindi che fare fotografie diminuisce la nostra capacità di memorizzare quello che guardiamo. La teoria a proposito dei cinesi sarebbe dunque confermata.

Cognitive offloading

C’è però un altro studio, successivo, che risale al 2017 e che dimostrerebbe il contrario. In questo caso il campione studiato era di quasi 300 persone. Ancora una volta fu fatto visitare loro un museo. Alcuni scattavano foto ed altri no. Alla fine, erano i primi ad avere maggiore memoria di quanto osservato durante la visita. La diatriba, quindi, resta aperta: fare foto è deleterio o no per la nostra memoria?

Pare che il tutto potrebbe ricondursi semplicemente al concetto, ben noto in ambito psicologico, di “cognitive offload”. Quando la nostra mente possiede troppe informazioni deve per forza eroderne qualcuna. Per non perderle del tutto si affida ad una “memoria esterna”, ad esempio ad una foto. Un po’ come facciamo quando la memoria del pc è piena e usiamo un hard disk esterno.

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Quindi puoi scattare foto a volontà senza problemi: la foto, in fondo, è solo un simulacro. Quelli che restano davvero impressi nella nostra memoria, infatti, non sono mai i particolari quanto più le sensazioni che un particolare momento ci ha trasmesso. Sono le emozioni, ad essere indimenticabili.

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