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Negli ultimi mesi, il concetto di monogamia unilaterale è uscito dalle nicchie online per entrare nel dibattito pubblico. Non si tratta di una semplice variante delle relazioni aperte, ma di un sistema molto più sbilanciato: uno dei partner è libero di avere altre relazioni, mentre l’altro è vincolato a una fedeltà totale.
Questo modello sta trovando spazio soprattutto nei contenuti della cosiddetta manosfera, dove viene spesso presentato come una dinamica “naturale” o addirittura vantaggiosa. Ma dietro questa narrazione si nasconde una questione centrale: quanto è davvero libera una scelta quando le regole non sono uguali per entrambi?
Per capire la differenza tra una relazione etica e una problematica, bisogna soffermarsi su un concetto chiave: il consenso informato. In una relazione sana, anche non monogama, tutte le parti coinvolte accettano consapevolmente le regole, senza pressioni o squilibri di potere.
Nel caso della monogamia unilaterale, invece, il rischio è che il rapporto si basi su controllo e asimmetria, più che su una reale condivisione. A sottolinearlo è anche il dibattito emerso attorno al documentario Inside the Manosphere, dove alcune testimonianze mostrano dinamiche tutt’altro che equilibrate.
Nel documentario, una coppia diventa emblematica: lui rivendica apertamente la propria libertà, mentre la partner resta fedele. La narrazione proposta è quella di un accordo consapevole, ma ciò che emerge davanti alle telecamere racconta qualcosa di diverso.
Il disagio visibile della donna mette in discussione l’idea di una scelta realmente condivisa. E qui si apre una riflessione più ampia: una relazione può dirsi equilibrata se uno dei due rinuncia sistematicamente ai propri bisogni?
Un altro elemento che rende il fenomeno ancora più controverso è il richiamo ai valori tradizionali. Molti sostenitori della monogamia unilaterale si definiscono infatti difensori della famiglia e della stabilità.
Eppure, questa visione entra in conflitto con l’idea stessa di relazione tradizionale, che si basa su reciprocità, impegno e lealtà condivisa. Pretendere fedeltà da una sola parte rompe questo equilibrio, trasformando il legame in qualcosa di profondamente sbilanciato.
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Più che un’evoluzione delle dinamiche sentimentali, la monogamia unilaterale appare come un tentativo di ridefinire le regole a vantaggio di una sola persona. Non è tanto una nuova forma di relazione, quanto una reinterpretazione di vecchie logiche di potere. Il punto, quindi, non è stabilire cosa sia “giusto” in assoluto, ma riconoscere che ogni relazione funziona davvero solo quando esiste parità nelle scelte e nelle libertà. Senza questo equilibrio, il rischio è che l’amore smetta di essere uno spazio condiviso e diventi, invece, un terreno di concessioni unilaterali.
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