Olimpiadi invernali, l’incredibile oro di Steven Bradbury

In occasione dei Giochi Olimpici 2018 in corso a PyeongChang, in Corea del Sud, a più di qualcuno sarà tornato in mente il nome di questo ex pattinatore di short track australiano, celebre per aver conquistato la medaglia d’oro nei 1000 metri alle Olimpiadi invernali di Salt Lake City nel 2002. Una vittoria memorabile e unica nel suo genere.

Bradbury è senza dubbio l’underdog più famoso nella storia dei Giochi Olimpici invernali. Il suo approdo ai quarti di finale aveva già scompaginato le previsioni della vigilia. In pochi, però, potevano immaginare cosa sarebbe successo di lì in poi: arrivato ultimo nelle eliminatorie, tornò in gara grazie alla caduta del giapponese Naoya Tamura, provocata dal tocco del canadese Marc Gagnon, squalificato per l’accaduto. L’australiano approdò in semifinale a braccetto con l’americano Apolo Ohno.

Era solo l’alba di un cammino a suo modo trionfale: la storia, quasi come un burattinaio, decise di riannodare i fili del recente passato e ripetersi anche in semifinale. Steven Bradbury parte accanto al coreano Kim Dong-Sung, al canadese Mathieu Turcotte e al cinese Li Jiajun si eliminano a vicenda. Si trova ultimo nel giro finale, come da attese. Ma la dea bendata è in agguato: Kim Dong-Sung cade e porta con sé gli altri due concorrenti.

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