Oliver Taylor: il giornalista deepfake che non esiste

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Oliver Taylor: il giornalista deepfake che non esiste

| 27/07/2020
Oliver Taylor: il giornalista deepfake che non esiste

Esatto: il giornalista che potete vedere in foto in realtà non esiste.

  • Oliver Taylor è un giornalista freelance iscritto all’Università di Birmingham
  • O almeno ciò è quanto afferma sul proprio profilo Quora, corredato da una sola immagine
  • Dopo la redazione di un articolo inerente l’attivista Mazen Masri, l’identità del giovane è stata scandagliata in lungo e in largo
  • Il dottor Masri, insieme a Reuters, ha scoperto come Oliver Taylor in realtà non esista
  • Il sedicente giornalista sarebbe un deepfake; un volto creato da un algoritmo
  • Qualcuno, dietro una faccia fittizia, pare sia riuscito ad inviare articoli a diverse testate israeliane, diffondendo fake news


Oliver Taylor
è il proprietario del viso che potete ammirare qui in alto. Peccato però che questa persona non sia reale. Il giornalista pare abbia creato non pochi grattacapi all’attivista ed esperto di legge Mazen Masri e a sua moglie, dopo che un articolo scritto dal fantomatico professionista aveva additato i due come “noti simpatizzanti terroristi”. Cosa succede? Stando a quanto riportato da Reuters, gli articoli di giornale redatti da Oliver Taylor sarebbero decisamente reali, al contrario della sua identità. Dietro il sorriso bonario si nasconde infatti una faccia creata dall’intelligenza artificiale.

Vi ricordate il sito This Person Does Not Exist? Esatto: la pagina web dove, refreshando in continuazione, è possibile far comparire volti creati da un algoritmo. Di facce realizzate in maniera analoga è pieno il presente, a partire da conduttori del telegiornale dei quali vi abbiamo già parlato nell’articolo in calce. Ma fino ad oggi nessuno pare avesse creato danni concreti per via di una esistenza fittizia. Il dottor Masri, dopo essersi imbattuto nell’articolo a suo carico, aveva iniziato a cercare informazioni sul giovane studente dell’Università di Birmingham. Anche Reuters si è messa alle calcagna del giornalista di fantasia, appurando si tratti di un deepfake.

Dettagli da non sottovalutare svelerebbero la natura fittizia del giornalista Oliver Taylor

“La distorsione e le incoerenze sullo sfondo sono un segno rivelatore di un’immagine sintetizzata, così come alcuni difetti del collo e del colletto”, ha illustrato a Reuters il dottor Hany Farid, pioniere della scientifica digitale. A rincarare la dose è giunto anche Dan Brahmy, che con la sua azienda Cyabra è specializzato nella ricerca e nello svelamento dei volti deepfake creati artificialmente. “È come cercare un ago in un pagliaio”, ha affermato il professionista. “Solo che in questo caso l’ago non esiste”. Gli articoli redatti e resi pubblici invece esistono eccome. E sembrano essere anche piuttosto numerosi.

Leggi anche: Il futuro del telegiornali è il conduttore creato dall’intelligenza artificiale?

La mancanza di corporeità non esula Oliver Taylor dal poter creare potenziali danni online. Con articoli pubblicati su testate come The Jerusalem Post, The Algemeiner o Times of Israel, il giornalista digitale potrebbe rivelarsi una minaccia a lungo termine. Con articoli inviati per e-mail senza alcuna richiesta di pagamento, i proprietari dei giornali pare non abbiano badato a controllare in maniera troppo accurata l’identità del giornalista deepfake. Chi si cela dietro un burattino digitale? Ad oggi pare non sia ancora stato scoperto. Nel frattempo, non credete a tutto ciò che leggete sul web; talvolta persino i giornalisti potrebbero non essere reali.

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