Ogni ora trascorsa davanti allo smartphone a letto aumenta il rischio di insonnia del 59%

Smartphone a letto: il vero incubo è l’insonnia

 

Il letto dovrebbe essere il regno del relax. Ma nell’era digitale, sembra diventato più il backstage di un festival tech che un’oasi di riposo. A dirlo non sono i soliti moralisti anti-smartphone, ma uno studio norvegese che ha coinvolto oltre 45.000 studenti universitari. I risultati? Ogni ora passata davanti a uno schermo dopo essersi messi a letto fa salire il rischio di insonnia del 59% e porta via, come un ladro nella notte, ben 24 minuti di sonno. Per qualcuno è poco, per altri è la fine dell’equilibrio mentale.

La ricerca, pubblicata su Frontiers in Psychiatry, ha analizzato il comportamento notturno degli studenti: chi usa dispositivi digitali a letto dorme peggio, indipendentemente che stia guardando una serie, scrollando Instagram o ascoltando podcast. Il punto non è cosa fai, ma quanto tempo ci passi. E, spoiler: non basta “mettere la modalità notturna”.

Insonnia e smartphone: la coppia che nessuno shippa

La scoperta più bizzarra? Chi usa solo i social in camera da letto sembra cavarsela meglio di chi si dedica ad attività più “tranquille”, tipo guardare un film o giocare. Il che mette in crisi anni di teorie su quanto Instagram ci stia rovinando il ciclo circadiano. Forse il problema non è TikTok in sé, ma il fatto che ci passiamo ore intere mentre dovremmo dormire.

Secondo gli autori dello studio, questa apparente contraddizione si spiega così: chi usa solo i social potrebbe avere una vita sociale più attiva (digitale o meno), e questo migliora il sonno. Al contrario, chi soffre già d’insonnia tende a usare lo schermo per distrarsi, magari guardando video rilassanti o cercando l’ennesima playlist di “pioggia su tetto in legno”. Risultato? Un circolo vizioso in cui il tempo davanti al display ruba tempo al sonno, senza migliorarlo.

Schermi a letto: il nemico silenzioso del sonno

Il problema non è solo mentale: la luce blu degli schermi inibisce la produzione di melatonina, l’ormone che regola il sonno. In più, notifiche e vibrazioni interrompono il riposo anche dopo che abbiamo finalmente chiuso gli occhi. E chi non si è mai svegliato per un messaggio alle 3:47 del mattino che dice solo “ok”?

Lo studio norvegese conferma quello che gli esperti ripetono da anni: il tempo passato sugli schermi dopo essersi messi a letto è un potente disturbatore del sonno. Addio favolette della buonanotte, benvenuti video di gatti e teorie del complotto. Ogni minuto passato con il telefono in mano è un minuto tolto al recupero notturno, e la somma diventa pesante a lungo andare.

Dormire bene è (anche) una questione di abitudini digitali

Chi ha evitato del tutto l’uso di schermi a letto ha avuto risultati migliori: il 24% in meno di probabilità di soffrire d’insonnia. Non si tratta di rinunciare alla tecnologia, ma di rivedere il rapporto tra digitale e riposo. Bastano 30-60 minuti di detox prima di dormire per migliorare la qualità del sonno. E, se proprio non si riesce a staccare, almeno si possono disattivare le notifiche e abbassare la luminosità.

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Per gli studenti universitari, già alle prese con esami, ansia sociale e caffè a tutte le ore, dormire male è l’ultima cosa di cui hanno bisogno. Il sonno non è un lusso: è un alleato prezioso per la memoria, la concentrazione e anche per reggere le maratone di studio dell’ultimo minuto.

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