Le patine fritte fanno bene, lo dice la scienza: ecco il perché

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Le patine fritte fanno bene, lo dice la scienza: ecco il perché

| 22/06/2021
Fonte: Pixabay

Una nuova ricerca della Purdue University ha scoperto un’importante verità: le patatine fritte “fanno bene”

  • Una nuova ricerca della Purdue University sfata un mito
  • Le patatine fritte non sono così nocive, anzi, “fanno bene”
  • Si sono dimostrate più efficaci nel mantenere stabile la pressione sanguigna rispetto all’assunzione di alcuni integratori
  • La ricerca ha coinvolto 30 uomini e donne da pre-ipertesi a ipertesi
  • I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Nutrients

 

Cercare di trovare il perfetto equilibrio tra una dieta sana che non elimini completamente le cose che ami può essere difficile. Dopo tutto, sappiamo che certi alimenti vanno gustati solo in quantità moderate o come un piacere occasionale. Tuttavia, i ricercatori della Purdue University hanno scoperto che le patatine fritte “fanno bene”. Un maggiore consumo di questo “cibo spazzatura” può effettivamente aiutare a mantenere la pressione sanguigna sotto controllo in un modo più efficace rispetto all’assunzione di alcuni integratori.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Nutrients, ha coinvolto 30 uomini e donne da pre-ipertesi a ipertesi. I ricercatori hanno anche scoperto che le patatine fritte non fanno necessariamente male al cuore. Il loro studio mostra che consumare una porzione di 330 calorie di patatine fritte insieme a una dieta equilibrata non ha alcun effetto sulla pressione sanguigna.

Perché le patatine fritte “fanno bene”?

La chiave della bontà nutrizionale delle patatine deriva dal potassio. Gli autori dello studio hanno spiegato che l’aumento del potassio dietetico da alimenti come le patate al forno e bollite aiuta a ridurre la ritenzione di sodio nei soggetti che consumano una tipica dieta americana. Come accennato poco fa, lo studio ha scoperto che mangiare più patatine si traduce anche in un maggiore calo della pressione sanguigna sistolica rispetto all’ assunzione di integratori di potassio.

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“Si dà spesso molta importanza alla riduzione dell’assunzione di sodio nella dieta per controllare meglio la pressione sanguigna e il rischio di malattie cardiovascolari, ma questo è solamente una parte del discorso”, ha spiegato la ricercatrice principale Connie Weaver. “Forse il rapporto tra potassio e sodio è più importante nel contesto dell’intera matrice alimentare. Ad esempio, nel caso del consumo di patate, ha portato a una maggiore riduzione della ritenzione di sodio rispetto al solo supplemento di potassio”.

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