Provi ansia e paura solo all’idea di guidare? Potresti soffrire di amaxofobia

Paura di guidare: quando il volante mette più ansia del traffico

 

Guidare per molti è un gesto automatico, per altri un vero banco di prova emotivo. L’amaxofobia, ovvero la paura di guidare, rientra a pieno titolo tra le fobie specifiche e può compromettere seriamente la vita quotidiana. Non si parla di semplice tensione prima di un lungo viaggio, ma di una reazione d’ansia intensa che può arrivare fino agli attacchi di panico.

Secondo lo psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale Francesco Vincelli, questa paura può svilupparsi in due modi. Attraverso un’esperienza diretta, come un incidente stradale, oppure tramite l’apprendimento indiretto, ascoltando racconti o notizie che associano la guida a un pericolo costante. Il cervello, insomma, impara ad avere paura anche senza aver vissuto l’evento in prima persona.

Come si manifesta e perché limita la vita quotidiana

L’amaxofobia non ha un’unica forma. C’è chi non riesce nemmeno a salire in macchina e chi invece evita solo l’autostrada, chi guida solo percorsi brevi e sempre uguali, chi teme di restare solo in auto o di avere passeggeri, soprattutto bambini. La fobia può intrecciarsi con altre condizioni d’ansia, come agorafobia, claustrofobia o paura degli attacchi di panico.

I sintomi sono quelli classici dell’ansia: tremore, sudorazione, tensione muscolare, difficoltà di concentrazione. Tutti elementi che rendono la guida ancora più complessa. Il risultato è una perdita di autonomia che costringe a dipendere dagli altri o dai mezzi pubblici, anche per gli spostamenti più semplici.

Perché evitare non aiuta e quale terapia funziona

Uno dei meccanismi centrali della fobia è l’evitamento. Più si evita di guidare, più la paura si rafforza, perché non si ha mai l’occasione di smentire l’idea di non essere capaci o di essere in pericolo. È un circolo vizioso che tende a mantenere il problema nel tempo. Quando la paura diventa invalidante, il supporto di uno specialista è fondamentale. La terapia cognitivo-comportamentale lavora proprio su questi aspetti, aiutando il paziente a modificare pensieri disfunzionali e a ridurre gradualmente la risposta ansiosa.

Leggi anche: Strada di montagna messicana obbliga a guidare sul lato sbagliato in alcuni tratti

Il percorso prevede tecniche di rilassamento, desensibilizzazione e, in alcuni casi, l’uso di strumenti come la realtà virtuale. Secondo Vincelli, questo tipo di trattamento è spesso risolutivo in pochi mesi. Nella fase finale, quando il paziente è pronto, può arrivare anche il momento simbolico ma concreto del primo giro in auto, accompagnato dallo psicoterapeuta. Un piccolo viaggio, ma con un grande valore terapeutico.

Share