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Se vi è capitato di andare a letto con il vostro partner ufficiale e di ritrovarvi, a metà strada, a visualizzare i lineamenti di un’altra persona, potete tranquillamente fare un respiro profondo e archiviare i sensi di colpa. Una recente ricerca scientifica ha deciso di fare luce su questo diffuso tabù emotivo, dimostrando che i viaggi cerebrali sono molto più comuni di quanto si tenda a confessare pubblicamente. L’indagine, pubblicata sulla nota rivista scientifica Archives of Sexual Behavior, ha analizzato i comportamenti e i pensieri intimi di un campione composto da 546 adulti inseriti in legami sentimentali duraturi.
I risultati raccolti dagli esperti evidenziano che la concentrazione assoluta è merce rara nel privato. Se durante le pratiche in cui si sceglie di darsi piacere in solitudine ben il 56% delle persone immagina un perfetto sconosciuto, i dati più curiosi emergono nella vita a due. All’interno delle dinamiche condivise, infatti, il 38% degli intervistati confessa di indirizzare i pensieri verso un altro individuo. Di fatto, i numeri dimostrano che appena il 35% dei partecipanti riesce a rimanere focalizzato unicamente sulla figura del partner stabile, trasformando la distrazione in una vera e propria norma statistica.
Le conclusioni formulate dai due coordinatori del progetto, gli accademici Aki Gormezano della University of Northern British Columbia e Sari van Anders della Queen’s University, ribaltano i classici stereotipi legati al desiderio. Contrariamente a quanto si potrebbe ipotizzare, quando la mente decide di evadere dalla stanza non lo fa per ricercare scenari trasgressivi o espliciti. Gli esperti hanno infatti evidenziato che le proiezioni mentali dei partecipanti sono guidate principalmente da un profondo bisogno di connessione affettiva, accudimento e intimità emotiva, manifestando una spiccata tendenza verso la tenerezza e la dolcezza reciproca.
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I due scienziati tengono a precisare che questo vagabondaggio del pensiero non deve in alcun modo far temere per la solidità o per la felicità futura della coppia. Non esiste infatti alcuna correlazione scientifica tra la distrazione ideale e un’eventuale insoddisfazione nei confronti del compagno di vita ufficiale. Come ricordato nel report, queste oscillazioni fanno semplicemente parte della naturale diversità della sfera intima umana. Di conseguenza, se la fantasia si concede qualche deviazione dal binario principale, non significa che la storia d’amore sia giunta al suo capolinea, ma solo che il cervello rivendica la propria totale libertà di movimento.
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