Perché i bambini parlano sempre di cacca, lato B e puzzette: la psicologia dietro le risate proibite

Il misterioso fascino infantile per sederi, rumorini e parole proibite

 

Chiunque abbia trascorso almeno tre minuti con un bambino piccolo conosce la scena: basta pronunciare la parola “puzzetta” e l’allegria esplode come un fuoco d’artificio. Argomenti che gli adulti evitano, per i più piccoli sono materiale comico di altissimo livello. La psicologa australiana Catherine E. Wood spiega che non si tratta di maleducazione innata, ma di un passaggio naturale nello sviluppo.

Secondo la studiosa, le parole “sconvenienti” sono un modo per avvicinarsi alla scoperta del corpo. Le sensazioni fisiche, dai brontolii dello stomaco ai rumori improvvisi, sono esperienze nuove che affascinano e incuriosiscono. Ridere di ciò che il corpo fa senza chiedere il permesso diventa un modo per familiarizzare con la sua imprevedibilità.

Curiosità, autonomia e un pizzico di Freud

Wood richiama anche una delle intuizioni più note di Freud: nella prima infanzia i bambini passano attraverso la cosiddetta “fase anale”, un periodo in cui imparano a controllare bisogni e sensazioni. È una fase discussa, certo, ma utile per capire quanto la gestione del proprio corpo possa sembrare ai piccoli uno dei primi gesti di autonomia e potere.

Intorno ai due o tre anni, mentre il linguaggio esplode, i bambini parlano di ciò che conoscono meglio: il corpo e le sue manifestazioni più immediate. Ed è qui che entra in gioco l’ironia naturale dell’infanzia. Il fatto che certe parole siano percepite come “vietate” dagli adulti rende tutto ancora più irresistibile.

Il ruolo della risata e la reazione degli adulti

Con l’ingresso alla scuola primaria, l’effetto “tabù” si intensifica. Non solo queste parole fanno ridere i compagni, ma provocano anche reazioni teatrali negli adulti, diventando un potente mezzo di socializzazione. Pronunciare una parola proibita, per un bambino, può creare complicità e farlo sentire parte del gruppo.

Secondo Wood, questo fenomeno può perfino trasformarsi in un’occasione educativa. Parlare in modo semplice e corretto di cacca o intestino può aiutare a introdurre argomenti quotidiani come una buona alimentazione o l’importanza di capire come funzioniamo.

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Guidare con equilibrio senza trasformare tutto in un tabù

Gli adulti, precisa la psicologa, hanno un ruolo fondamentale: non reprimere, ma guidare. Quando le battute diventano eccessive, bastano regole chiare come “Non ne parliamo mentre mangiamo” per far capire che esistono contesti diversi per ogni tipo di linguaggio. Usare parole corrette e un tono tranquillo aiuta a sdrammatizzare e prepara il terreno per le fasi future, quando si affronteranno temi più delicati. Perché una cosa è certa: dietro una risata infantile c’è sempre un pezzetto di crescita.

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