Perché si dice “pagare alla romana”?

Il termine ha un’origine incerta e non sempre ha significato la suddivisione equa del conto al ristorante

 

L’espressione “pagare alla romana”, oggi comunemente utilizzata per indicare la suddivisione equa del conto tra i commensali, è un’espressione universalmente conosciuta e, nella maggior parte delle volte, applicata quando si va a mangiare al ristorante con gli amici. La sua origine è incerta e non sempre ha significato la divisione del conto in parti uguali.

Le romanate in campagna

Secondo Il Grande Dizionario della Lingua Italiana, infatti, tra il Settecento e l’Ottocento l’espressione “alla romana” significava “l’andarsene di soppiatto” o “alla chetichella”, così come riportato anche da scrittori come Goldoni, Gozzi e Nievo. Il passaggio da un significato all’altro sarebbe avvenuto progressivamente a livello popolare, poiché mancano fonti scritte.

Un possibile legame storico è con la “romanata”, una merenda campagnola tipica delle gite fuori porta romane, dove ognuno contribuiva con una quota alla spesa complessiva. Questo termine compare anche in scritti dell’Ottocento, come in una lettera di Ugo Foscolo: “Lunedì verrò forse a una romanata in campagna vicino a Fiesole con la compagnia delle signore Orozco”. Non è però certo che in quel contesto la parola indicasse la divisione dei costi.

I menù fissi delle trattorie durante il Giubileo

Ne “Il Lessico dell’infima e corrotta italianità” del 1877, il termine “romanata” è definito come l’equivalente italiano di “pique-nique”, rafforzando l’idea di una convivialità basata sulla condivisione. Tuttavia, l’interpretazione è messa in discussione poiché sebbene la scampagnata fosse in uso a Roma, è improbabile che i partecipanti nobili o dell’alta borghesia potessero mettere mano ai borsellini per suddividere le spese. È più plausibile invece che si intendesse una spartizione fisica delle vivande da portare e condividere alla merenda.

Un’altra possibile ipotesi fa risalire il detto alle trattorie romane dell’Ottocento che ospitavano i pellegrini durante il Giubileo e che inaugurarono l’usanza di fra pagare il conto ai commensali di una stessa tavolata dividendolo in parti uguali anziché in base alle ordinazioni individuali. Il metodo risultava più semplice e sbrigativo, soprattutto nei momenti di maggiore affollamento di locali. Sempre durante il Giubileo a Roma in molte trattorie si applicavano menù standard a prezzi fissi, da cui la semplicità di pagare un conto uguale per tutti.

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Un’altra teoria cita la celebre “Sora Pina”, ostessa di Trastevere, che sollecitava i clienti a pagare picchiandoli col manico della scopa, per cui era necessario fare i conti in fretta. Nonostante le molteplici interpretazioni, “pagare alla romana” rimane un gesto di convivialità e praticità, soprattutto tra amici, per evitare complicazioni all’arrivo del conto.

 

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