Fonte: Pexels
Uno studio ha coinvolto quasi 300 volontari tra i 18 e i 70 anni, osservati per circa due settimane. Ogni partecipante ha raccontato quotidianamente le proprie esperienze oniriche appena sveglio, sfruttando quel momento sospeso tra sonno e veglia in cui i sogni sono ancora nitidi. In totale sono stati raccolti più di 3700 resoconti, un archivio enorme per capire cosa accade nella nostra mente quando dormiamo.
I ricercatori hanno incrociato questi racconti con questionari su ansia, tendenza al mind-wandering, qualità del sonno e capacità cognitive. A questo si sono aggiunti dati su memoria, linguaggio e attività cerebrale di un sottogruppo. Tutti i testi sono stati poi analizzati con strumenti di intelligenza artificiale per studiare struttura, emozioni e contenuti dei sogni.
Un elemento chiave dello studio è stato il confronto tra ciò che accade nella vita quotidiana e ciò che emerge nei sogni. I partecipanti hanno registrato anche ciò a cui pensavano durante la veglia, permettendo ai ricercatori di osservare come le esperienze reali si trasformino durante il sonno.
Il risultato è che i sogni non “copiano” la realtà, ma la rielaborano. Elementi comuni vengono riorganizzati in scenari nuovi, spesso imprevedibili, creando una sorta di laboratorio mentale notturno dove tutto si mescola.
Dall’analisi emerge che i sogni funzionano attraverso la cosiddetta iperassociazione, cioè la combinazione di elementi diversi in modo coerente ma spesso surreale. Esperienze, ricordi e aspettative si intrecciano dando vita a narrazioni che raramente seguono una logica lineare.
Chi tende a divagare mentalmente vive sogni più frammentati, mentre chi attribuisce grande importanza al sogno stesso riferisce esperienze più ricche e strutturate. Anche la qualità del sonno e i livelli di ansia influenzano il tono emotivo dei sogni.
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Lo studio ha osservato anche l’impatto di eventi collettivi come la pandemia. Durante il lockdown i sogni risultavano più intensi, carichi di emozioni e spesso legati a temi di restrizione e limitazione. Con il tempo, questi effetti si sono attenuati insieme all’adattamento psicologico. In generale, i sogni appaiono come un intreccio dinamico tra ciò che siamo e ciò che viviamo, più vicini a una rielaborazione continua che a una semplice “riproduzione” della realtà notturna.
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