Fonte: Pexels
Condividere la casa significa dividere spazi, abitudini e routine quotidiane. Ma secondo una ricerca dell’University of East Anglia, c’è molto di più: si condividono anche i batteri intestinali. Lo studio, pubblicato su Molecular Ecology, mostra come la convivenza possa modificare in modo silenzioso il microbioma, cioè l’insieme dei microrganismi che vivono nel nostro intestino.
Per dimostrarlo, gli scienziati hanno osservato una colonia di cannaiola delle Seychelles sull’isola di Cousin, un ambiente isolato che ha permesso di monitorare gli esemplari per anni. I risultati parlano chiaro: gli uccelli che trascorrono più tempo insieme sviluppano una flora batterica molto simile. Non conta solo vivere nello stesso spazio, ma quanto si interagisce davvero.
La ricerca ha analizzato centinaia di campioni fecali, confrontando individui con diversi ruoli sociali: coppie, aiutanti e membri di gruppi differenti. È emerso che la vicinanza sociale è il fattore determinante nello scambio di microbi, più ancora dell’habitat condiviso o della parentela.
Particolarmente rilevanti sono i batteri anaerobici, microrganismi che non sopravvivono all’ossigeno e che quindi possono essere trasmessi solo attraverso un contatto diretto e ravvicinato. Gli uccelli che collaborano nel nido, come coppie e aiutanti, condividono molti di questi batteri, mentre quelli che restano distanti, pur vivendo nello stesso territorio, non mostrano la stessa somiglianza.
Se il fenomeno è evidente negli uccelli, le implicazioni per gli esseri umani sono tutt’altro che remote. Studi precedenti avevano già suggerito che partner e conviventi di lunga data tendono ad avere microbiomi simili, anche con diete diverse. Questa nuova ricerca rafforza l’idea che le interazioni quotidiane siano il vero motore di questo processo.
Gesti semplici come abbracci, baci o la condivisione degli spazi domestici possono favorire lo scambio di microbi. I batteri anaerobici, fondamentali per digestione, immunità e salute generale, una volta trasferiti possono stabilizzarsi a lungo nell’intestino. In altre parole, le persone con cui viviamo contribuiscono a plasmare un ecosistema invisibile ma essenziale. Non è ancora chiaro se questa “condivisione biologica” sia sempre un vantaggio, ma una cosa emerge con forza: la vita domestica non si limita alle relazioni visibili. Anche a livello microscopico, convivere significa diventare, almeno in parte, più simili.
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