Fonte: Pexels
Uno studio dell’Università di Innsbruck, pubblicato su Personal Relationships, analizza perché chi ha un’elevata empatia possa trovarsi spesso coinvolto in relazioni problematiche. Il lavoro mette a confronto due insiemi psicologici opposti: la cosiddetta Triade Oscura, che include narcisismo, machiavellismo e sadismo, e la Light Triad, caratterizzata da fiducia nel prossimo, altruismo e visione positiva degli altri.
Secondo i ricercatori, questi tratti non sono solo teorie astratte ma influenzano concretamente il modo in cui le persone scelgono partner e interpretano i segnali sociali. La combinazione tra eccessiva apertura emotiva e tendenze manipolatorie può generare dinamiche relazionali sbilanciate.
Per osservare il fenomeno in modo diretto, lo studio ha coinvolto 128 persone in una serie di speed date. Prima degli incontri, i partecipanti sono stati sottoposti a test psicologici per definire il loro profilo. Dopo ogni appuntamento, è stata posta una domanda semplice: se avrebbero voluto rivedere la persona incontrata.
I risultati mostrano un comportamento netto. I soggetti con tratti legati alla Triade Oscura sono stati generalmente evitati dalla maggior parte dei partecipanti. Tuttavia, una parte consistente di individui con punteggi elevati nella Light Triad ha espresso interesse proprio verso queste personalità più manipolatorie.
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Lo studio evidenzia un punto centrale: chi possiede una forte empatia tende a interpretare segnali negativi come manifestazioni di fragilità. Dove altri vedono comportamenti allarmanti, queste persone percepiscono ferite emotive o bisogni di aiuto.Questa lettura positiva degli altri, se da un lato è una qualità sociale importante, dall’altro può ridurre la soglia di diffidenza. Il risultato è che i segnali di potenziale tossicità vengono spesso sottovalutati o reinterpretati. In questo modo, la disponibilità emotiva diventa un fattore che facilita l’ingresso di partner con intenzioni manipolatorie. Il lavoro dei ricercatori suggerisce quindi un equilibrio delicato: mantenere l’apertura verso gli altri senza perdere la capacità di riconoscere i segnali di rischio nelle relazioni.
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