Fonte: X
Capita a tutti: colleghi difficili, parenti ingombranti, conoscenze che sembrano avere un talento naturale nel complicare le giornate. Gli inglesi li chiamano hassler, ma il concetto è universale. La novità è che non si tratta solo di una questione di pazienza: secondo uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, queste persone possono avere un impatto reale sulla salute fisica e sull’invecchiamento biologico.
La ricerca, sostenuta dal National Institute on Aging, ha analizzato oltre duemila persone, incrociando dati sulle relazioni sociali con indicatori biologici ricavati da campioni di saliva. Il risultato è chiaro: i rapporti difficili non restano confinati al piano emotivo, ma contribuiscono ad aumentare lo stress cronico, influenzando i meccanismi cellulari legati all’età.
Le relazioni positive sono da tempo associate a una vita più lunga e sana, ma il lato oscuro dei rapporti sociali è meno esplorato. Secondo lo studio, ogni presenza “fastidiosa” nella propria rete sociale è collegata a un incremento del ritmo di invecchiamento di circa l’1,5%, con un avanzamento dell’età biologica di circa nove mesi.
Questo fenomeno è legato all’aumento dei biomarcatori epigenetici, segnali che indicano come lo stress prolungato possa incidere direttamente sul corpo. Non si tratta di un rapporto causa-effetto certo, ma di una associazione significativa tra relazioni negative e deterioramento biologico.
Lo studio evidenzia che non tutti vivono queste dinamiche allo stesso modo. Le donne, ad esempio, risultano più esposte, probabilmente perché più inclini a percepire e interiorizzare i problemi degli altri. Anche chi ha già condizioni di fragilità sociale o sanitaria tende a essere più vulnerabile agli effetti degli hassler.
Un dato interessante riguarda la natura di queste relazioni: spesso si tratta di familiari, quindi legami difficili da interrompere. Anche colleghi, coinquilini e vicini di casa rientrano tra le fonti più comuni di stress, proprio perché implicano convivenza o obblighi difficili da evitare.
Evitare completamente le relazioni problematiche non è sempre possibile. Gli stessi ricercatori suggeriscono strategie più realistiche, come ridurre il tempo trascorso con persone stressanti o lavorare sulla qualità del rapporto, anche con il supporto di un percorso terapeutico.
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Un ruolo fondamentale lo giocano i cosiddetti “cuscinetti sociali”, ovvero le relazioni positive che possono attenuare gli effetti negativi dello stress. Investire in legami sani e di supporto resta essenziale, anche perché l’isolamento sociale rappresenta un rischio altrettanto serio per la salute. Insomma, la scienza conferma quello che molti sospettavano già: alcune persone non fanno solo perdere la pazienza, ma anche qualche mese di giovinezza.
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