Costretto a stare a casa per la peste: come Newton sfruttò la sua quarantena

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Costretto a stare a casa per la peste: come Newton sfruttò la sua quarantena

| 12/03/2020

I geni non nascono tali: spesso ci vuole anche l’occasione giusta affinché la loro genialità venga a galla.

  • Tutti conosciamo Isaac Newton (1642-1726) come colui che ha scoperto la forza di gravità
  • L’episodio che gli permise di fare tale scoperta fu abbastanza tragico
  • Si tratta della peste bubbonica che imperversò a Londra nel 1666

 

1666: data funesta per molti, visto che contiene il numero della “Grande Bestia”, Satana, 666. Secondo altri, invece, quello fu un anno glorioso: tutto dipende sempre dai punti di vista. Per la città di Londra non si può dire che sia stato uno dei migliori in assoluto. Fu nel 1666, infatti, che la città fu devastata dalla peste bubbonica, e in seguito distrutta da un vasto incendio.

Ma fu quell’anno il più fortunato della vita di uno scienziato che ricordiamo ancora oggi (qualche volta con imprecazioni, se ci tocca studiarlo su un libro di scuola). Parliamo di Isaac Newton, che nel 1666 aveva 24 anni e si stava appena affacciando al mondo accademico. In quel periodo viveva a Londra, dove, come abbiamo già raccontato, tirava decisamente una brutta aria. Decise così di andarsene in campagna.

Newton possedeva una tenuta chiamata Woolsthorpe Manor. L’Università di Cambridge aveva chiuso i battenti e Newton aveva un sacco di tempo libero da schiacciare. Fu durante uno di quei pomeriggi che trascorreva nell’ampio parco della sua villa che vide cadere una mela. Da cosa nasce cosa, ebbe un’intuizione, la approfondì con studi ed esperimenti, e mise a punto le leggi di gravità.

Newton

Fonte: gifimage.net

Ozio operoso

Ma non è che Newton passasse i suoi pomeriggi sempre a guardare le mele che cadevano. Era un uomo decisamente iperattivo e molto curioso, tanto che non gli piaceva studiare sui libri. Per lui la conoscenza doveva essere empirica, e quindi, per provare una tesi, faceva prove su prove. Sempre in quel periodo si dedicò anche a degli studi di ottica, scoprendo che la luce non è bianca ma composta di tanti colori.

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Si narrano altre cose strane su di lui. Ad esempio che, sempre per provare una sua teoria, si trafisse il bulbo oculare con un ago. La cosa peggiore è che riuscì davvero a dimostrare ciò che voleva. Invitiamo i nostri lettori a non ripetere il gesto, per quanto possano sentirsi annoiati. Si sa, Newton era un genio: dopo la cattività a Woolsthorpe ottenne una cattedra all’Università di Cambridge. Nulla da dire: ha saputo sfruttare brillantemente la sua forzata inattività.

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