Anche le piante “sentono” la pioggia e reagiscono alle vibrazioni acustiche delle pozzanghere

La pioggia sveglia i semi delle piante a ritmo di rock energetico

 

Chi immaginava la vita dei vegetali come un’oasi di assoluto e imperturbabile silenzio dovrà decisamente rivedere le proprie convinzioni biologiche. Un innovativo studio guidato dai ricercatori del prestigioso Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha infatti dimostrato che le piante possiedono una sorprendente capacità di percepire l’ambiente circostante. In particolare, la ricerca ha svelato che i semi si attivano letteralmente ascoltando il suono della pioggia, uscendo in anticipo dal loro tipico stato di dormienza. Questa scoperta epocale, i cui dettagli scientifici sono stati pubblicati sulla nota rivista Scientific Reports, ridisegna l’immagine del mondo vegetale trasformandolo in un ecosistema dinamico, reattivo e incredibilmente sensibile agli stimoli acustici della natura.

I test di laboratorio si sono concentrati nello specifico sui semi di riso, vegetale che cresce per sua natura all’interno di campi acquitrinosi caratterizzati da bassi fondali. Gli scienziati hanno osservato che l’impatto delle gocce d’acqua sulla superficie del terreno o delle pozzanghere genera delle onde sonore sottomarine ben precise. Queste vibrazioni ambientali risvegliano i semi inducendoli a germinare molto più rapidamente rispetto a quelli lasciati in un ambiente totalmente privo di stimoli sonori. Si tratta ufficialmente della prima prova diretta in assoluto del fatto che i semi e le giovani piantine siano in grado di percepire e sfruttare i suoni naturali per regolare i propri ritmi di crescita biologica.

Gli statoliti scossi dalle onde di pressione simulano la potenza acustica di un motore a reazione

Per comprendere i dettagli di questa reazione, gli esperti coordinati dal primo autore Nicholas Makris hanno rispolverato alcuni vecchi studi degli anni ’80 relativi alla propagazione del rumore subacqueo. Data la maggiore densità dell’acqua rispetto all’aria, la pressione sonora generata da una goccia che cade a pochi centimetri dal seme equivale a quella prodotta da un motore a reazione in volo a breve distanza. Questa incredibile forza d’urto acustica è in grado di scuotere fisicamente gli statoliti, minuscoli organelli cellulari più densi del citoplasma che le piante utilizzano normalmente come bussole biologiche per orientare la crescita delle radici verso il basso e del fusto verso l’alto sulla base della gravità.

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Il team del MIT ha condotto la sperimentazione immergendo circa 8.000 singoli semi di riso in apposite vaschette d’acqua, esponendoli alle onde sonore generate da un gocciolamento controllato. Modulando l’altezza e la dimensione delle gocce, gli scienziati hanno simulato l’esatta intensità di temporali leggeri, moderati o intensi, constatando un netto incremento nella velocità di germinazione. Lo scuotimento meccanico degli statoliti funge da vero e proprio campanello d’allarme energetico, spingendo la pianta a svilupparsi per ottimizzare le chance di sopravvivenza. I ricercatori hanno già pianificato futuri approfondimenti per verificare se stimoli simili vengano recepiti anche attraverso il vento o altre vibrazioni del terreno.

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