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Mark McCracken, 34 anni, e Derek Harrison, 36, residenti in Michigan, hanno tentato una scorciatoia che si è trasformata in un’accusa pesante. I due sono finiti in carcere per aver cercato di manomettere un test di paternità basato sul DNA, nel tentativo di evitare un collegamento con un nascituro.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori della contea di Macomb, il piano prevedeva uno scambio di identità: Harrison avrebbe dovuto fingersi McCracken per alterare l’esito dell’esame genetico. Un’idea semplice solo sulla carta, ma che non ha retto ai controlli.
Il 12 settembre scorso Harrison si è presentato al Macomb County Administration Building. All’ingresso ha firmato come Mark McCracken e, mantenendo la falsa identità, ha consegnato un campione del proprio DNA. L’obiettivo, secondo l’accusa, era consentire a McCracken di evitare possibili obblighi legati al mantenimento del figlio.
Le accuse sono state formalizzate il dal procuratore della contea, Peter J. Lucido. Entrambi sono comparsi davanti al magistrato Ryan Zemke presso il tribunale distrettuale 41B di Clinton Township. I due uomini devono rispondere di manomissione di prove, un reato che in Michigan può comportare fino a quattro anni di reclusione. Tuttavia, la situazione è aggravata da una notifica di quarta infrazione per recidiva, che in caso di condanna potrebbe far salire la pena fino a 15 anni di carcere.
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Il procuratore della contea di Macomb Peter J. Lucido ha dichiarato: “Le accuse in questo caso sono davvero oltraggiose. Come molti sanno, qui prendiamo molto seriamente le questioni relative al mantenimento dei figli e questo caso riceverà tutta l’attenzione che merita“. La vicenda era iniziata lo scorso luglio dopo la richiesta di una donna e della sua famiglia. A settembre il giudice Rachel Rancilio aveva disposto l’archiviazione, salvo poi riaprire il caso e ordinare nuovi accertamenti.
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