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Chi credeva che i nostri gatti ci accompagnassero fedeli dai tempi dei primi contadini neolitici deve ricredersi. La nuova ricerca dell’Università di Roma Tor Vergata mostra che i felini domestici hanno fatto il loro ingresso in Europa molto più tardi, con l’epoca romana come vera protagonista. Niente mietiture e villaggi neolitici, ma rotte commerciali, navi cariche di merci e traffici mediterranei.
Gli antenati dei nostri mici europei arrivarono dal Nord Africa, probabilmente attratti dalle opportunità offerte dai porti e dalle città dell’Impero romano. Prima di allora, alcune linee di gatti selvatici nordafricani erano già arrivate in Sardegna, ma erano tutt’altro che domestici.
I ricercatori hanno analizzato 87 genomi antichi e moderni, scoprendo che la domesticazione non è stata un evento unico e localizzato. Piuttosto, i gatti hanno seguito rotte multiple, spostandosi dove c’era cibo, calore e protezione. L’Egitto, con le sue celebri iconografie, è solo un tassello del mosaico felino, non l’unico luogo di nascita della domesticazione.
La storia dei gatti europei diventa così più complessa, meno romantica ma più realistica. Questi animali si sono adattati agli esseri umani non per costrizione ma per convenienza, un tratto che evidentemente non hanno mai perso.
Lo studio si collega anche ai dati sulla migrazione felina in Cina, dove i gatti domestici arrivano circa 1400 anni fa, grazie ai mercanti della Via della Seta. Non si tratta quindi di compagni millenari dei contadini, ma di viaggiatori intelligenti capaci di inserirsi nei mondi umani più redditizi.
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Insomma, i nostri gatti hanno una storia globale che collega Mediterraneo, Nord Africa e Asia, mostrando come la loro domesticazione sia stata un lungo percorso di adattamento e opportunismo. Non spettatori, ma protagonisti delle loro stesse migrazioni, i felini hanno conquistato l’Europa con tempismo romano e una certa dose di indipendente genialità.
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