Quando il Rock incontra la memorabilità

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“IT’S A LONG WAY TO THE TOP IF YOU WANNA ROCK ‘N’ ROLL (and essere Memorabile)” – E’ così che potremmo iniziare questo articolo. Discotecari, tamarretti con le scarpe colorate e i risvolti, gente che ha un mixer e uccide ideologicamente chi si è spaccato le dita a colpi di corde di Fender e Gibson dicendo “stasera suono“: levatevi. Questo articolo non fa per voi, non potreste capirlo. Questa è l’oasi protetta di creature in estinzione, che ogni tanto tirano fuori memorabilità da essa: gli amanti del ROCK. 

Siamo pochi, siamo sempre meno, ma ci siamo ancora. No, non stiamo parlando dei virus del vaiolo ma dei rockettari, quelle creature notoriamente riconoscibili per avere il giubbotto di pelle anche ad agosto (chiamato nel gergo “chiodo”), capelli medio-lunghi ed una caratteristica che sta andando via via scomparendo chiamata comunemente “capacità di distinguere la buona musica -quella fatta con degli strumenti- dal suono fatto da un dj che muove delle manopole“. Saremo poco imparziali, ve lo dico anche se si sarà già capito.

Ebbene sì, perché anche se come genere musicale non è sicuramente il più diffuso ed ascoltato, noi amanti dei suoni compiuti effettivamente con strumenti mistici come “chitarra elettrica, basso e batteria” ci siamo ancora, e ogni tanto sappiamo anche farci valere quando si tratta di memorabilità. A dimostrazione di ciò, abbiamo deciso di raccogliere in un’unica locazione tutte le testimonianze di genialità musicale che sono state, nel corso del tempo, partorite sulla pagina. Eccovele scaraventate in sequenza come un’urlo in ottava di Myles Kennedy che levati te e la capacità di sentire ancora qualcosa da qui al 2022:

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