Quante volte vai in bagno? Studio rivela il ritmo ideale e cosa dice sulla salute

La frequenza delle evacuazioni può indicare problemi a fegato, reni e microbiota

 

Chiedere quante volte si va in bagno può sembrare una domanda imbarazzante, ma secondo una ricerca scientifica la risposta può offrire indizi concreti sullo stato di salute generale. Lo studio ha analizzato 1.425 persone considerate sane, confrontando la frequenza delle evacuazioni con dati genetici, analisi del sangue, microbi intestinali e abitudini quotidiane.

Dai risultati emerge una sorta di zona ideale definita Goldilocks, cioè una o due evacuazioni al giorno. Chi rientra in questo intervallo presenta parametri biologici più equilibrati, mentre frequenze troppo basse o troppo alte sono state associate a segnali compatibili con possibili problemi metabolici o infiammatori.

Quando la frequenza cambia emergono segnali biologici diversi

I ricercatori hanno suddiviso i partecipanti in quattro gruppi: stitichezza con una o due evacuazioni a settimana, fascia bassa normale con tre o sei, fascia alta normale con una o tre al giorno e diarrea con quattro o più scariche quotidiane. Le differenze tra i gruppi non erano solo numeriche, ma accompagnate da variazioni nei batteri intestinali e nei metaboliti del sangue.

Chi riferiva episodi di diarrea mostrava più batteri tipici del tratto gastrointestinale superiore e biomarcatori associati a possibili danni epatici. Nei soggetti con evacuazioni rare, invece, le analisi evidenziavano una maggiore presenza di batteri legati alla fermentazione delle proteine, un processo che può produrre sostanze potenzialmente tossiche.

Stitichezza, tossine e microbiota: il ruolo dell’alimentazione

Quando le feci restano troppo a lungo nell’intestino, i microbi esauriscono la fibra disponibile e passano alla fermentazione delle proteine con produzione di composti nocivi. Tra questi è stato individuato l’indoxyl sulfate, metabolita associato a possibili danni renali e rilevato più frequentemente nei soggetti con stitichezza.

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Al contrario, chi rientrava nella fascia considerata più sana riferiva maggiore consumo di fibre, più acqua e attività fisica regolare. I campioni fecali di questo gruppo mostravano anche livelli più elevati di batteri in grado di fermentare la fibra, con produzione di acidi grassi a catena corta ritenuti benefici. Un altro aspetto emerso è la variabilità individuale. Anche con la stessa dieta, la risposta può cambiare in base alla composizione del microbiota. Studi recenti indicano inoltre che modifiche nello stile di vita, come l’esercizio fisico, possono alterare i batteri intestinali in poche settimane, influenzando anche la frequenza delle evacuazioni.

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