Fonte: Pexels
Un morso di serpente, in molte zone del mondo, è una corsa contro il tempo. Nel caso di Amit, 13 anni, studente di un villaggio dell’Uttar Pradesh, quella corsa non è mai davvero iniziata. Dopo essere stato colpito da un serpente velenoso, il ragazzo ha fatto ciò che ci si aspetta: ha avvisato immediatamente la famiglia. Ma da quel momento, la storia prende una direzione inquietante.
Invece di ricorrere a cure mediche urgenti, i familiari hanno scelto di affidarsi a un guaritore locale, figura ancora radicata in alcune aree rurali. Il consiglio ricevuto è stato tanto drastico quanto pericoloso: legare il ragazzo a delle canne di bambù e immergerlo nelle acque del fiume Gange, ritenute sacre e, secondo la credenza, capaci di guarire.
Il rito è durato circa 12 ore, un tempo lunghissimo se si considera la natura del veleno e la necessità di un trattamento immediato. Solo quando il ragazzo ha perso conoscenza, la famiglia ha deciso di rivolgersi a un medico. A quel punto, però, la situazione era già compromessa. I sanitari non hanno potuto fare nulla per salvargli la vita.
Secondo quanto riferito dal personale sanitario locale, episodi simili non sono isolati. Il dottor Shashank Chaudhary ha spiegato che vengono regolarmente condotte campagne di sensibilizzazione per invitare le persone a rivolgersi subito agli ospedali in caso di morso di serpente, sottolineando che ogni minuto è decisivo.
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La vicenda ha rapidamente suscitato forte indignazione nell’opinione pubblica, soprattutto sui social, dove molti chiedono che vengano accertate eventuali responsabilità per quanto accaduto. Al momento, non è chiaro se le autorità prenderanno provvedimenti nei confronti della famiglia. Oltre al dolore per una morte evitabile, resta il tema centrale: il conflitto tra credenze tradizionali e medicina moderna. Un equilibrio ancora fragile in alcune realtà, dove decisioni prese in pochi minuti possono determinare il confine tra la vita e la morte.
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