Fonte: Pixabay
Può sembrare uno scherzo, ma la scienza giapponese prende molto sul serio il concetto di respirare con il sedere. Nel 2021, un gruppo della Tokyo Medical and Dental University ha presentato la ventilazione enterale (EVA), una tecnica pensata come alternativa alla respirazione meccanica tramite intubazione. L’idea può far sorridere, ma dietro c’è una logica solida: l’ossigeno può essere assorbito attraverso la mucosa intestinale, proprio come fanno alcuni pesci e altri animali in situazioni di scarsità di ossigeno.
I ricercatori hanno notato che il retto presenta una fitta rete di vasi sanguigni, simile a quella che permette l’assorbimento dei farmaci somministrati per via rettale. Questo ha portato a chiedersi: se funziona con i farmaci, perché non con l’ossigeno? Così è nata l’idea di utilizzare la perfluorodecalina ossigenata, un liquido già sicuro per uso clinico, per trasportare ossigeno e anidride carbonica direttamente nel sangue. I primi test in laboratorio hanno mostrato risultati promettenti, soprattutto per i pazienti con insufficienza respiratoria grave.
Quest’anno, la tecnica è stata sperimentata per la prima volta su 27 volontari maschi sani. I partecipanti hanno trattenuto tra 25 e 1.500 millilitri di liquido non ossigenato nel retto per 60 minuti. Nessun effetto avverso grave è stato segnalato, anche se chi ha trattenuto i volumi più alti ha provato gonfiore, fastidio e dolore. La procedura si è dimostrata sicura e tollerabile, gettando le basi per i prossimi studi sull’efficacia clinica.
Gli autori sottolineano che si tratta di un primo passo, finalizzato a capire se l’ossigeno somministrato in questo modo può davvero supportare i pazienti in condizioni critiche. La speranza è che in futuro la ventilazione enterale possa affiancare o sostituire temporaneamente le tecniche tradizionali di respirazione assistita, salvando vite in contesti di emergenza dove l’intubazione non è immediata.
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La ventilazione enterale ha già attirato l’attenzione degli IgNobel, premiando la ricerca che fa ridere e riflettere allo stesso tempo. Se la prossima fase clinica confermerà l’efficacia, ciò che oggi suscita risate potrebbe diventare una tecnica rivoluzionaria nella medicina d’urgenza, dimostrando che a volte la scienza può davvero sorprenderti… e sì, anche attraverso il sedere.
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