Rubano “pepite” pensando siano oggetti preziosi: erano calcoli renali

Furto a Pordenone, ma con un bottino senza valore

 

Un furto come tanti, almeno all’inizio. Un appartamento messo a soqquadro, cassetti aperti, oggetti spostati, la sensazione di una ricerca metodica di contanti e preziosi. Siamo a Pordenone, nell’abitazione dell’ex vicedirettore del Messaggero Veneto, Giuseppe Ragogna.

I ladri sarebbero entrati passando dal terrazzino e avrebbero setacciato ogni stanza in cerca di qualcosa che valesse la pena portare via. Ma la casa non custodiva gioielli né somme ingenti. Solo qualche ricordo di viaggio: dollari e sterline conservati come souvenir, per un valore complessivo che, secondo la vittima, non superava i 150 euro.

La ricerca del bottino e l’equivoco

Probabilmente delusi dal magro risultato, i malviventi hanno continuato a frugare fino a imbattersi in una scatolina con due piccole pepite. Dimensioni ridotte, aspetto insolito, custodite con cura. Quanto basta per immaginare un oggetto prezioso, magari oro grezzo o qualche pietra rara.

Il problema è che non si trattava di nulla di simile. Le presunte pepite erano in realtà calcoli renali, appena sottoposti ad analisi medica e conservati dal proprietario. Un dettaglio che trasforma il colpo in un episodio surreale, più vicino a una beffa che a un vero affare criminale.

La denuncia e il bottino senza valore

A raccontare l’accaduto è stato lo stesso quotidiano locale, dopo che Ragogna ha sporto denuncia alle forze dell’ordine. L’ex vicedirettore ha spiegato che, non trovando oggetti di valore, i ladri potrebbero essere stati tratti in inganno proprio da quella scatola, scambiando il contenuto per qualcosa di prezioso. Il risultato è un bottino privo di valore economico, frutto di un errore di valutazione tanto curioso quanto involontariamente ironico.

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In un furto che sembrava studiato per cercare denaro e oggetti rivendibili, ciò che è stato sottratto non ha alcuna utilità sul mercato. Resta l’amarezza per l’intrusione e per i danni subiti nell’abitazione. Ma la vicenda, per come si è conclusa, racconta anche di un colpo finito con un equivoco singolare: due “pepite” che oro non erano, ma solo il risultato di un recente esame medico.

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