San Borondon, il mistero dell’isola delle Canarie che non c’è

Presente su mappe e cronache del passato, dell’isola non si hanno tracce concrete ma resta un mito tra la popolazione canariense

 

Le isole Canarie sono da sempre meta turistica per tutti coloro che amano il sole, il mare limpido e le spiagge dalla sabbia bianca e nera, il buon cibo e il clima sempre mite. L’arcipelago spagnolo è costituito da sette isole a cui se ne aggiunge un’ottava misteriosa: San Borondón.

Le leggende sull’isola

Secondo il mito, San Borondón, conosciuto anche come San Brandan, si trova a circa 220 chilometri a sud-ovest di La Palma e a circa 550 chilometri a nord-ovest di El Hierro. Eppure non è un’isola qualunque: appare e scompare, sfidando le leggi della geografia e della cartografia.

Documentata per la prima volta nel IX secolo, l’isola deve il suo nome a san Brandano il Navigatore (San Borondón in spagnolo), monaco irlandese che nel VI secolo evangelizzò le acque del Mare del Nord.

L’isola di San Borondón fu mappata per la prima volta nel Planisfero di Hereford, datato 1290, sul quale appare la seguente iscrizione: «Le sei Isole Fortunate sono le Isole di San Brandano». Al contrario, la Mappa Mundi di Ebstorf, contemporanea alla precedente, è più cauta nell’affermare che l’isola «San Brandano l’ha scoperta, ma da allora nessuno l’ha più ritrovata».

Nei secoli successivi le spedizioni non cessarono e San Borondón era ancora raffigurata sulle mappe dell’epoca, ad ovest delle Isole Canarie. La sua importanza fu tale che nel Trattato di Alcáçovas (1479), firmato da Spagna e Portogallo per spartirsi i territori di un Atlantico ancora inesplorato, San Borondón fu inclusa nell’arcipelago delle Isole Canarie.

La foto dell’isola fantasma

Secondo le cronache, l’isola era lunga circa 480 chilometri e larga 115, con due grandi vulcani alle due estremità. Ci sono resoconti di esploratori e marinai che affermano di essere sbarcati a San Borondón. Tuttavia, l’isola cadde gradualmente nell’oblio e fu raffigurata per l’ultima volta nella Carta Geografica di Gautier (1755), poco dopo l’ultima spedizione ufficiale guidata da Gaspar Domínguez.

A metà del XX secolo l’isola tronò alla ribalta delle cronache. Il 10 agosto 1958, Manuel Rodríguez Quintero riuscì a scattare quella che sembrava essere la prima fotografia dell’isola fantasma, poi pubblicata dal quotidiano ABC. Le immagini catturate da Rodríguez Quintero mostrano quello che sembra essere uno strato di nebbia sulla superficie del mare. I presunti avvistamenti erano probabilmente un’illusione ottica prodotta dalla riflessione della luce in determinate condizioni atmosferiche. Potrebbe anche trattarsi di un accumulo di nubi.

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Tuttavia, che esista o meno, il popolo delle Canarie ha sempre amato molto la leggenda, minimizzando l’importanza del fatto che un’isola del genere sia mai esistita fisicamente o meno, poiché la sua sopravvivenza nel folklore delle Canarie la rende reale.

La maggior parte degli scienziati considera l’isola una leggenda o un mito, un prodotto dell’immaginazione popolare o di errori di navigazione. Una possibile spiegazione potrebbe essere quella di un’isola che si solleva e affonda nel mare a causa dell’attività vulcanica sottomarina. In questo caso possono crearsi isole temporanee che poi scompaiono quando il vulcano diventa inattivo.

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