La vera storia di San Valentino: miti intrecciati tra sangue ed amore

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La vera storia di San Valentino: miti intrecciati tra sangue ed amore

| 13/02/2020
La vera storia di San Valentino: miti intrecciati tra sangue ed amore

Cosa si nasconde dietro la storia di San Valentino?

Lo sappiamo tutti fin troppo bene: oggi, dietro cuoricini e cioccolatini infiocchettati si cela un business da diversi miliardi l’anno. Lo scorso anno, secondo la società di ricerche di mercato IBIS World, le vendite di gadget per San Valentino hanno raggiunto stime incredibili, assestandosi oltre i 17 miliardi di dollari. E quest’anno dovrebbe andare pure meglio.

E se la rivoluzione industriale sembra aver inaugurato la fabbricazione in serie di biglietti romantici e cartoline d’auguri, le basi sulle quali poggia questa festa romantica potrebbero esse ben meno colme di zucchero e lustrini. Il 14 febbraio di ogni anno, miliardi di innamorati in gran parte del mondo si scambiano smancerie e biglietti d’auguri.

E se la festa dell’amore romantico può essere piena di dolcezza e di cliché, le origini della festa del consumo non sembrano essere altrettanto zuccherose. Tra rituali pagani per la fertilità, decapitazioni e tentativi un po’ maldestri di salvare la faccia, troppe peripezie sembra aver passato San Valentino prima di trasformarsi nella giornata che noi tutti conosciamo.

La leggenda di San Valentino

Fonte: Pixabay

Iniziamo dai romani: la Lupercalia.

In un excursus storico destinato a culminare in rose rosse e cioccolatini, le origini della festa rimangono più o meno oscure. Molti storici, però, ritengono che le sue origini più antiche possano affondare direttamente in epoca romana. La Lupercalia, festa romana della fertilità, potrebbe darci almeno alcune delle risposte che stiamo cercando. Si, beh, tra un accoppiamento e una frustata.

In epoca romana, dal 13 al 15 febbraio si festeggiava la tradizione pagana della Lupercalia. Durante tali giorni di festeggiamenti, i sacerdoti sacrificavano una capra ed un cane, ne imbevevano strisce di pelle nel sangue e poi le utilizzavano per frustare, come buon auspicio, tutti coloro che gli capitassero a tiro girovagando per strada. La convinzione era quella per la quale ciò avrebbe reso tutti più fertili, soprattutto le donne.

Davvero una festa romantica, tutti nudi e sporchi di sangue. Vi era poi una specie di lotteria nella quale venivano pescati a coppie i nomi di un uomo e di una donna. La coppia appena formata si sarebbe, ecco, accoppiata per tutta la durata del festival. Magari anche dopo, chi lo sa. Che sia questa la nostra antica tradizione di San Valentino?

Pare che i romani, anche per ciò che concerne il nome, ci abbiano messo lo zampino. Anche se, ahinoi, di martiri con il nome di Valentino pare ve ne siano stati almeno tre. La leggenda popolare, però, vede nel sant’uomo di Terni il martire che dette vita alla festa che noi tutti conosciamo. Decapitato dall’imperatore Claudio il 14 febbraio del 278 d.C., la sua colpa sembra fosse quella di aver continuato a far sposare gente.

La leggenda di San Valentino

Fonte: Acam

Un’ibridazione pagana e cristiana?

Niente matrimoni sotto Claudio, al quale servivano prodi uomini che si unissero all’esercito. Qualche secolo dopo, Papa Gelasio I ebbe l’ottima idea di fondere insieme il giorno di San Valentino con la tradizione pagana della Lupercalia, sperando di far rivestire gli uomini ignudi e donando dignità cristiana ad una festa di fertilità pagana. Ma le leggende non si concludono qui.

Le leggende dietro la figura del possibile vescovo di Terni non si limitano solo alla sua decapitazione. Si racconta, infatti, che un bel giorno Valentino dette una rosa a due giovani in piena lite, invitandoli a far pace tenendo stretto il fiore. I due se ne andarono ma tornarono tempo dopo per farsi sposare dallo stesso Valentino. Ah, che storia romantica.

Un’altra leggenda sullo stesso tono vede Valentino unire in matrimonio il centurione romano Sabino e la giovane cristiana Serapia. Non riuscendo ad ottenere la mano di lei per via della sua religione, Sabino decise di farsi battezzare. Ma un male funesto si abbatté sui giovani, lasciando Serapia in fin di vita e Sabino privo di speranza.

La leggenda di San Valentino

Fonte: Focus

Valentino: il vescovo romantico.

La speranza però non mancava a Valentino, il quale battezzò l’uomo e lo unì in matrimonio prima che la giovane esalasse l’ultimo respiro. Per rovinare in un lampo questo romantico idillio di amore e morte, apriamo una piccola parentesi sulla festa normanna di Galatina, festeggiata nello stesso periodo e probabilmente confusa con la festa di San Valentino per via dell’assonanza. Ma facciamo un bel salto in avanti, approdando al Medioevo.

Un grande poeta fu il primo a collegare la festa di San Valentino all’amore romantico. Shakespeare, dite? Ni. Il primo poeta a donare un’aura di amor cortese ad una festa fatta di buoni propositi e decapitazioni fu Geoffrey Chaucer nel 1375 con il poema Assemble of Foules (Il parlamento degli uccelli).

Dopo di lui, ovviamente, anche William Shakespeare contribuì a regalare un’aura di romanticismo all’ormai festa degli innamorati, facendo guadagnare a San Valentino popolarità in Gran Bretagna e in tutta Europa. Nel medioevo era ormai d’uopo inviare bigliettini romantici alla propria innamorata. Il più antico? Quello inviato dal Duca di Orleans a sua moglie durante la prigionia nella Torre di Londra.

La leggenda di San Valentino

Fonte: Pixabay

Dillo con un fiore.

Oltre i bigliettini, anche regalare fiori si diffuse come usanza molto prima dei nostri tempi moderni. Nel XVII secolo, Carlo II di Svezia diffuse la “lingua dei fiori”, ovvero la tradizione di attribuire significati ai diversi tipi di fiore. Ma la rosa per San Valentino sembra non abbia perso mai il suo primato, complice la sua associazione con la dea dell’amore Afrodite. Ma arriviamo ai giorni nostri.

Grazie all’invenzione della stampa e alla conseguente Rivoluzione Industriale, la celebrazione di San Valentino riuscì ad ottenere un’esplosione di popolarità nel corso del XIX secolo. Con bigliettini d’auguri stampati in serie e le spese di spedizione ragionevolmente economiche, chiunque il 14 febbraio correva ad accaparrarsi una valentina da firmare e spedire.

Nel 1840 entrò in scena Esther A. Howland, la madre dei biglietti d’auguri per San Valentino, la quale iniziò a vendere i primi biglietti accuratamente illustrati rendendoli incredibilmente popolari in America. Nel 1913 giunse poi il momento di Hallmark che iniziò a produrli in serie, arrivando trionfalmente fino ai giorni nostri.

La leggenda di San Valentino

Fonte: Pixabay

Un tradizione esclusivamente del consumo?

Helen Fisher, sociologa alla Rutgers University, afferma che se lo scambiarsi teneri biglietti colmi di zucchero non ha fatto che tramutarsi in uno spendi e spandi senza freno, la colpa è solo nostra. “Se le persone non volessero acquistare le carte Hallmark, queste non verrebbero acquistate e la Hallmark fallirebbe”. Insomma, nessuno ci punta una pistola alla tempia intimandoci di farci festeggiare qualcosa. A chi ama farlo, quindi, tanti auguri!

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