Aiuto, il collega è scomparso: ma era solo in camera a giocare ai videogames

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Aiuto, il collega è scomparso: ma era solo in camera a giocare ai videogames

| 18/02/2020
Aiuto, il collega è scomparso: ma era solo in camera a giocare ai videogames

Una lunga e sospetta assenza dal lavoro: ma era impossibile immaginarne il motivo.

  • Un uomo di origini bulgare, ma che lavora a Tokyo, non si è presentato al lavoro per giorni
  • alla fine i suoi colleghi ne hanno denunciato la scomparsa
  • dopo 45 giorni lo hanno ritrovato in una camera di hotel e…

 

I videogiochi sono il passatempo di moltissime persone. Specie negli ultimi anni, hanno raggiunto tali gradi di realismo da consentire un’esperienza davvero immersiva. I moderni videogames possono sembrare veri quasi quanto la realtà… al punto da sostituirsi ad essa. E la storia che stiamo per raccontare lo dimostra con una drammaticità raramente riscontrata in passato.

La storia viene dal Giappone, e più precisamente da Tokyo. Il protagonista è un uomo, originario della Bulgaria, che si è assentato dal lavoro per parecchi giorni. Non era reperibile nemmeno a casa sua, al punto che i suoi colleghi hanno deciso di sporgere denuncia. Casualmente, poco dopo la denuncia, la Polizia ha ricevuto una segnalazione da un hotel perché uno dei clienti si era chiuso nella sua camera.

Pare che la persona in questione non fosse uscita mai, nemmeno una volta, in 45 giorni. Ovviamente i gestori dell’albergo hanno chiamato le forze dell’ordine per verificare le condizioni dell’uomo. Quando hanno aperto quella porta, lo spettacolo apparso agli occhi dei soccorritori ha fatto raccapricciare tutti i presenti. Era evidente infatti che l’uomo non si era mai mosso dalla sua posizione, nemmeno per andare al bagno.

45 giorni di videogames

Nella stanza c’erano parecchi contenitori pieni di urina. Quando gli  agenti hanno chiesto all’uomo di uscire, questi si è rifiutato di farlo. Ma cosa c’era di tanto importante in quella camera d’albergo? Nulla più che una console per videogames: l’uomo aveva trascorso i precedenti 45 giorni a giocare senza fermarsi neppure per un attimo. E non era nemmeno la prima volta che gli capitava.

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Quando suo padre, settantenne, è stato chiamato per intervenire, ha confessato che da tempo la famiglia cerca di guarire il giovane dalla sua dipendenza. Dopo l’episodio, l’uomo (che era lo stesso la cui scomparsa era stata denunciata dai colleghi)  ha seguito un corso di riabilitazione di sei settimane e ora è tornato al lavoro, ma non lo si può dire guarito. Naturalmente questo è un caso estremo: ma può essere di monito a non dimenticarsi mai della vita vera, per quanto divertente possa essere quella virtuale.

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