Un sociologo di Harvard ci spiega perché spesso confidiamo cose personali agli sconosciuti

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Un sociologo di Harvard ci spiega perché spesso confidiamo cose personali agli sconosciuti

| 23/03/2020
Un sociologo di Harvard ci spiega perché spesso confidiamo cose personali agli sconosciuti

Pensaci bene: quando hai un problema pressante, non è con il tuo migliore amico che ti confidi.

  • D’istinto, potremmo dire che quando siamo nei guai chiediamo aiuto alle persone più care
  • La verità però non è questa: ci affidiamo agli sconosciuti
  • Mario Luis Small nel suo libro ne spiega il motivo

 

Mi è capitata una cosa terribile sul lavoro o a scuola. Ho un peso sullo stomaco perché il mio partner deve fare un importante esame clinico. Sono indeciso su come comportarmi in un certo frangente. A chi mi rivolgo? Anche se risponderesti “alle persone più care”, la verità è che spesso noi facciamo le nostre confidenze al parrucchiere, al vicino sul treno, al tipo che è in fila alle poste con me.

Sembra strano, ma se ci rifletti è proprio così. Molto spesso aprire il proprio cuore, sgravando i pesi più onerosi, viene più facile con degli sconosciuti che con gli amici più stretti o i familiari. Questo accade soprattutto nella nostra società contemporanea ed è un sociologo di Harvard, Mario Luis Small, a spiegarne il motivo. In realtà, i motivi sono tre.

Il primo riguarda il fatto che le nostre relazioni più strette e importanti sono spesso anche le più complesse. Temiamo così che la persona con cui ci confidiamo, che sia nostra madre o un nostro caro amico, non ci dia il semplice, estemporaneo supporto di cui abbiamo bisogno. Potrebbe infatti sentire il bisogno di ricoprire il ruolo che ha nella nostra vita, mettendoci ulteriormente in difficoltà.

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Fonte: Pinterest

Solidarietà e bisogno di parlare

Il secondo motivo è che quando qualcosa ci angustia sentiamo la necessità di avere un parere da qualcuno che ha attraversato una situazione simile. Molto spesso si tratta di una persona che non fa parte della nostra rete di relazioni più stretta, ma incontrata per caso. Il terzo e ultimo motivo è il più semplice: quando abbiamo bisogno di sfogarci, non è importante se chi ci capita a tiro è una persona cara o un perfetto sconosciuto.

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Si potrebbe pensare che, per una sorta di istinto di protezione, una persona rifletta con cura prima di parlare con un estraneo. Ebbene, dice Small, non è così. Ogni uomo risponde solo al suo bisogno più elementare, che è quello di comunicare con il prossimo, senza stare troppo a pensarci su. E questo si amplifica nel mondo dei social network, dove siamo apparentemente immersi in una rete di relazioni ma in realtà siamo più soli di quanto non siamo mai stati. In breve: piuttosto che stare curvi sul telefonino sarebbe molto meglio scambiare due parole con la signora che sale con noi in ascensore.

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