Uscire o stare a casa? La strana ma diffusa abitudine di fare piani sapendo che poi li annulleremo

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Uscire o stare a casa? La strana ma diffusa abitudine di fare piani sapendo che poi li annulleremo

| 04/03/2020
Uscire o stare a casa? La strana ma diffusa abitudine di fare piani sapendo che poi li annulleremo

“Stare a casa” is the new “uscire”.

  • Fare piani per poi smontarli quando è giunta l’ora di infilarsi il cappotto pare essere molto più comune di quanto si pensi
  • Uno studio britannico condotto dalla Privilege Insurance ha scoperto che a dire di si e poi inventare una scusa pur di non uscire sembra essere molta più gente del previsto
  • Invece di dire la verità preferiamo accampar scuse, alcune più gettonate di altre

Può capitare, di tanto in tanto, di non voler uscire. Ma noi qui oggi vogliamo parlare della sottile arte di pianificare un impegno sapendo da principio che l’annulleremo. Se non lo avete mai fatto, bravi. Se lo fate spesso e volentieri, benvenuti nella grande famiglia delle pressioni sociali. Ma non vi preoccupate, non siete soli; con voi migliaia di persone in tutto il mondo, a cominciare dagli intervistati inglesi dello studio condotto dalla Privilege Insurance. Perché, che ci crediate o no, sembra essere un comportamento ben più comune del previsto.

L’azienda di assicurazioni britannica ha pensato di intervistare duemila cittadini inglesi, scoprendo che oltre un quarto finiva per annullare con una scusa impegni precedentemente presi. Entusiasti e pieni di brio per un momento, l’attimo dopo sappiamo benissimo che quel piano finiremo per annullarlo. Ma perché? E soprattutto, perché non declinare educatamente con la verità piuttosto di inventare una scusa spesso banale e sgamabile? Per una spiegazione abbastanza esaustiva, sembra venirci in soccorso Christian Mendes, capo della Privilege Home Insurance.

Un ventaglio variegato di scuse per non uscire.

Invece di affermare di non sentirci all’altezza della situazione, preferiamo mentire e mostrarci contriti per un imprevisto contrattempo o un altro impegno preso in precedenza e poi tragicamente dimenticato. 25% degli intervistati ha affermato di aver usato la scusa di un malessere, il 27% di un impegno familiare e il 17% una crisi lavorativa. Ma anche il malessere di un animale o un impegno preso in precedenza entrano nell’enorme ventaglio delle scuse campate per aria. “Le nostre vite sono più impegnative che mai”, ha affermato il dottor Mendes.

Scuse per non uscire

Fonte: Pixabay

“È comprensibile il motivo per cui così tanti di noi stanno annullando i piani per godersi i tanto necessari tempi di inattività. La ricerca mostra che una grande maggioranza di noi non è disposta a soccombere alle pressioni sociali di uscire quando in realtà preferiamo rimanere a casa”. I più inclini a questo comportamento sembrano gli individui tra i 35 ed i 53 anni, uomini in testa. Ma per Mendes non sembra una questione troppo tragica. “Sebbene sia importante mantenere relazioni con gli amici, è salutare vedere che stiamo mettendo al primo posto la nostra felicità”.

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