Fonte: Pexels
Il gesto della “V” con le dita, simbolo di vittoria e pace diventato iconico nei selfie, è finito sotto osservazione per motivi inattesi. Secondo alcuni esperti di sicurezza, infatti, le fotografie ad alta risoluzione possono rendere visibili dettagli delle dita sufficienti a esporre le impronte digitali. Il problema nasce dall’uso sempre più diffuso di sistemi di biometria per la sicurezza.
In particolare, immagini scattate da vicino, anche entro circa un metro e mezzo, possono catturare dettagli abbastanza nitidi delle dita. Questo rende i selfie un potenziale veicolo involontario di informazioni sensibili, soprattutto quando le mani sono in primo piano nella tipica posa social.
Un esperto di sicurezza ha mostrato in un programma televisivo come, partendo da foto comuni, sia possibile estrarre informazioni sulle impronte digitali. Utilizzando software di editing e strumenti basati su intelligenza artificiale, anche immagini inizialmente poco chiare possono essere migliorate fino a rivelare dettagli più definiti.
Secondo alcune analisi, anche scatti fino a circa tre metri di distanza possono contenere dati parzialmente utilizzabili. Tuttavia, questo processo non è immediato e dipende molto da fattori come luce, messa a fuoco e qualità della foto originale.
Nonostante la viralità del caso, diversi specialisti invitano alla cautela. Il furto completo delle impronte digitali da una singola foto non è semplice e richiede condizioni tecniche molto precise. Spesso servono più immagini per poter confrontare e ricostruire i dettagli biometrici.
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Il rischio quindi esiste in teoria, ma nella pratica è limitato da vari fattori tecnici. Per chi vuole ridurre ulteriormente ogni possibilità, viene suggerito di evitare la visibilità diretta delle dita o di modificare leggermente le immagini prima della pubblicazione sui social, ad esempio sfocando i dettagli più esposti.
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