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L’Europa si scalda e non parliamo dell’atmosfera politica. Un nuovo studio guidato da Stanford avverte che basterebbe una sola settimana di condizioni simili a quelle dell’agosto 2003 per contare migliaia di morti in più. All’epoca, quell’estate fu devastante. Oggi, con un pianeta più caldo di 1,5°C, lo stesso pattern meteorologico provocherebbe circa 17.800 vittime in sette giorni. A 3°C, il numero salirebbe a 32.000, un dato così alto da essere paragonato ai momenti peggiori del COVID.
Gli scienziati hanno deciso di mettere alla prova cinque ondate di calore storiche, dal 1994 al 2023. Non per nostalgia, ma per capire quanto sarebbero letali in un mondo che ha alzato il termostato. Grazie a reti neurali addestrate sui modelli climatici, le vecchie configurazioni atmosferiche sono state ricalcolate come se si verificassero oggi. Risultato: ogni grado di riscaldamento aggiunge un carico pesante sulla mortalità.
L’agosto 2003 resta il peggiore, ma non è il solo. Anche il luglio 1994, che all’epoca passò relativamente indenne, oggi causerebbe più di 25.000 morti in una settimana a 3°C di riscaldamento. In breve, non serve un nuovo tipo di evento estremo: basta che i vecchi tornino a farci visita in un pianeta più caldo. E sì, pare che lo facciano con una puntualità degna di un calendario Google.
Il punto debole? L’adattamento. Malgrado i piani anti-caldo e gli avvisi alla popolazione, gli scienziati calcolano che le misure attuali riducano la mortalità di appena il 10%. Un margine che diventa minuscolo quando le temperature superano la soglia a cui anche i Paesi più abituati al caldo iniziano a mostrare cedimenti.
Per comprendere meglio la scala del problema, i ricercatori hanno confrontato i risultati con i dati settimanali di mortalità da COVID in Europa. Il confronto non è lusinghiero: una settimana di caldo simile al 2003 a 3°C si posizionerebbe al livello delle settimane più letali della pandemia. E con un’aggravante: le ondate di calore arrivano all’improvviso, raggiungono il picco in pochi giorni e lasciano ospedali e pronto soccorso a corto di risorse.
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Le analisi mostrano anche che il contributo diretto del cambiamento climatico alla mortalità è dominante: fino al 72% delle vittime in un evento simile al 2003 dipenderebbe dal riscaldamento globale. Gli stessi pattern atmosferici, senza il clima attuale, resterebbero comunque pericolosi, ma con numeri molto più contenuti.
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