Fonte: Pexels
In Olanda una vicenda legata alla violenza psicologica e al controllo nelle relazioni sta facendo discutere dopo essere stata resa pubblica dalla fondazione Stichting Spijt van Tattoo. Protagonista della storia è una donna identificata con il nome fittizio di Joke, che per anni avrebbe subito abusi da parte dell’ex compagno.
Secondo il racconto diffuso dalla fondazione, l’uomo avrebbe acquistato una macchina per tatuaggi economica online iniziando poi a incidere sul corpo della compagna il proprio nome, le iniziali e perfino scritte come “property of”. In totale, sarebbero stati realizzati circa 250 tatuaggi distribuiti in diverse parti del corpo. La particolarità più inquietante riguarda le aree scelte: volto, collo, orecchie, seno e glutei. Luoghi che, secondo quanto spiegato dal fondatore della fondazione Andy Han, sarebbero stati tatuati come forma di possesso e controllo.
Dopo la fine della relazione, Joke ha iniziato un complesso percorso di rimozione laser. Le fotografie pubblicate dal quotidiano olandese NL Times mostrano una trasformazione impressionante: da un volto quasi interamente coperto da tatuaggi a una pelle progressivamente ripulita dopo decine di sedute dolorose.
La donna ha raccontato di aver affrontato per anni quella situazione cercando di anestetizzare il dolore con alcol e farmaci. Oggi spera di completare la rimozione totale entro la fine dell’anno, anche se il percorso emotivo appare molto più lungo di quello estetico. Attraverso il sito della fondazione ha lasciato anche un messaggio rivolto ad altre vittime di relazioni abusive, spiegando che chi è stato profondamente ferito può comunque rialzarsi.
Uno degli aspetti più controversi della vicenda riguarda il piano giudiziario. Joke ha denunciato l’ex compagno alle autorità olandesi, ma il caso non avrebbe avuto conseguenze concrete. Secondo Andy Han, dimostrare legalmente la coercizione si è rivelato estremamente difficile. L’ex fidanzato sostiene infatti che la donna fosse consenziente.
Una posizione che ha complicato qualsiasi procedimento, nonostante la natura estrema dei tatuaggi. Han ha sottolineato come, secondo il buon senso comune, sia difficile immaginare che qualcuno scelga spontaneamente tatuaggi in aree come occhi, naso o orecchie. Eppure, sul piano giuridico, questa percezione non è bastata per trasformare il caso in una condanna.
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La storia ha riacceso il dibattito sul confine tra scelta personale e manipolazione emotiva nelle relazioni tossiche. Tatuarsi il nome del partner può essere percepito come gesto romantico, ma in questo caso il tatuaggio è diventato un vero strumento di dominio psicologico. Ed è forse proprio questo dettaglio a rendere la vicenda così disturbante: non il numero dei tatuaggi, ma l’idea di un’identità lentamente trasformata in proprietà visibile di qualcun altro.
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