Si può diventare altruisti stimolando il cervello? La ricerca che accende la generosità

Un piccolo impulso elettrico e condividere diventa più facile

 

Può un impulso elettrico renderci più inclini a condividere? Non è l’inizio di un romanzo di fantascienza, ma la domanda concreta affrontata da un team guidato dalla East China Normal University. Al centro della ricerca c’è l’idea che il comportamento altruistico non dipenda soltanto dall’educazione o dall’indole personale, ma anche da specifici meccanismi neurali.

Per testare questa ipotesi, 44 volontari sono stati coinvolti in 540 decisioni ciascuno all’interno di un Dictator Game, un esperimento economico in cui si decide come dividere una somma di denaro con un’altra persona. In ogni scelta si poteva guadagnare più o meno del partner. Una situazione semplice, ma perfetta per osservare il conflitto tra interesse personale ed equità.

Corrente alternata e scelte più generose

Mentre prendevano decisioni, i partecipanti ricevevano una stimolazione transcranica a corrente alternata applicata ai lobi frontali e parietali. L’obiettivo era sincronizzare l’attività neuronale con oscillazioni gamma o alfa, allenando le cellule cerebrali a lavorare allo stesso ritmo.

Quando la stimolazione era progettata per aumentare la sincronia gamma tra queste aree, i volontari tendevano a offrire più denaro, anche a costo di guadagnare meno del partner. Attraverso un modello computazionale, i ricercatori hanno osservato che la stimolazione modificava le preferenze altruistiche, portando le persone a considerare maggiormente l’interesse dell’altro nella valutazione delle offerte.

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Causa ed effetto, ma con cautela

Il lavoro, pubblicato su PLOS Biology, fornisce un elemento chiave: un possibile rapporto di causa ed effetto tra comunicazione neurale e scelte di condivisione. Alterando in modo mirato e non invasivo una specifica rete cerebrale, le decisioni cambiavano in modo coerente. Gli autori precisano però un limite importante. Durante l’esperimento non è stata registrata direttamente l’attività cerebrale. Studi futuri dovranno integrare la stimolazione con l’elettroencefalografia per verificare l’effetto diretto sulle dinamiche neurali. Per ora, il dato resta affascinante: le decisioni sociali sembrano poggiare su un dialogo sincronizzato tra regioni precise del cervello.

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