Fonte: Pexels
Negli ultimi due secoli, il nostro rapporto con la natura ha subito un crollo impressionante, quantificato da uno studio dell’Università di Derby: siamo oggi 60% più lontani da fiumi, boschi e prati rispetto ai nostri antenati. Lo studio, pubblicato su Earth, ha analizzato libri e testi storici per tracciare la presenza di parole legate alla natura, come fiore o fiume, rilevando un declino netto. Questo fenomeno, chiamato dagli scienziati “estinzione dell’esperienza”, non riguarda solo la nostalgia romantica: impatta concretamente sul nostro benessere psicofisico e sulla salute del pianeta.
Secondo il professore Miles Richardson, la radice del problema è intergenerazionale: i genitori che ignorano la natura trasmettono inevitabilmente ai figli lo stesso distacco, creando un circolo vizioso che si autoalimenta nel tempo. Se si cresce in città grigie, senza parchi e senza giornate a contatto con gli alberi, il messaggio è chiaro: i bambini impareranno a ignorare ciò che li circonda.
Il modello computerizzato dello studio conferma che la trasmissione familiare del legame con la natura è il fattore più influente: più i genitori trascurano boschi e ruscelli, più i figli saranno disconnessi. Richardson avverte che non basta aprire qualche giardino pubblico o raddoppiare gli spazi verdi per risolvere il problema.
Servirebbe un incremento di dieci volte della disponibilità di natura negli ambienti quotidiani per invertire la tendenza e far riscoprire la bellezza del mondo naturale. Un esempio pratico: gli abitanti di Sheffield trascorrono in media solo 4 minuti e 36 secondi al giorno all’aperto. Dieci volte tanto significherebbe quasi 40 minuti al giorno, un’inezia per gli standard di molti boschi ancestrali ma già un piccolo miracolo urbano.
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Secondo lo studio, la strategia più efficace combina l’aumento degli spazi verdi di qualità con interventi mirati a rafforzare il legame tra bambini e natura: asili nel bosco, programmi educativi e supporto alle famiglie nella vita all’aperto sono essenziali. Richardson sintetizza così il messaggio: “non disconnetteteli. I bambini sono affascinati dal mondo naturale. È essenziale mantenerlo durante l’infanzia e la scuola”. Il lato curioso è che la cultura ci dà qualche speranza: dopo un minimo storico negli anni ’90, l’uso di termini legati alla natura nei libri ha mostrato una timida ripresa, un piccolo segnale che forse la consapevolezza collettiva sta iniziando a risvegliarsi.
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