Secondo nuovi studi non ci sarebbe proprio nulla di male nel rimanere single

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Secondo nuovi studi non ci sarebbe proprio nulla di male nel rimanere single

| 30/03/2020
Secondo nuovi studi non ci sarebbe proprio nulla di male nel rimanere single

Chi ha paura dei single? In molti, ma la vita in solitaria è qualcosa da abbracciare con gioia, secondo questo nuovo studio.

  • Il sociologo Elyakim Kislev ha spiegato come mai la società ha tanta difficoltà ad accettare i single
  • Perché non ci si fida dei single? Come mai la società ne sembra quasi spaventata?
  • La vita non di coppia andrebbe accettata a cuor leggero, iniziando ad educare gli individui dalla prima infanzia

Sta per uscire in libreria un interessante volumetto atto a farci comprendere quanto abbracciare una vita da single non sia proprio terrificante come tutti temono. Perché per quanto vogliamo farci forza e pensare che da soli potremmo conquistare il mondo, la verità e che molti di noi finiscono per convincersi che da single probabilmente moriranno soli e mangiati dai gatti. Ma il ricercatore e sociologo Elyakim Kislev nel suo libro Happy Singlehood: The Rising Acceptance and Celebration of Solo Living vuol dare una rassicurazione ai più tenaci e di noi. Intervistato da VICE, il sociologo ha dato il suo punto di vista sull’ampia questione.

Secondo il ricercatore, il nostro modo di pensare tribale ci metterebbe in difficoltà davanti a chi sceglie di intraprendere una vita solitaria. Con il matrimonio come il massimo punto d’arrivo sociale e la famiglia come nodo cruciale, chi sceglie consapevolmente di rimanere single è facilmente guardato come un alieno. “Non ci piacciono le persone single perché non ci fidiamo di loro”, afferma il dottor Kislev. “Se sei responsabile per il tuo coniuge e per i tuoi figli, probabilmente non sarai una minaccia per la società. Abbiamo bisogno di qualcosa di tangibile per sapere che sei responsabile”.

I single sono un gruppo sociale in rapida espansione, soprattutto in Europa. Ecco come mai.

A quanto pare, i solitari felici sarebbero il più ampio gruppo sociale in espansione in questo momento. Ciò è dovuto a diversi mutamenti sociali piuttosto rapidi che hanno permesso il proliferare di persone non accoppiate e senza difficoltà in questo apparentemente innovativo approccio alla vita. Tra tali cambiamenti troviamo un’accesso all’istruzione più ampio, una maggior possibilità di viaggiare e spostarsi, il consumismo, la crescente urbanizzazione ed il femminismo. La crescente percentuale di donne indipendenti e lavoratrici, poi, avrebbe dato una sterzata a tutta la faccenda.

Non c'è niente di male nel vivere da single

Fonte: Pixabay

Eppure, secondo il sociologo, pare che virtualmente il punto d’arrivo per il mondo resti sempre il matrimonio. “Interiorizziamo questa idea secondo cui tutti dovrebbero sposarsi ad un certo punto. Da un lato, non vogliamo sposarci, ma dall’altro, siamo costretti a sentirci male al riguardo”. Per spazzar via questa convinzione e renderci conto che davvero, non c’è proprio niente di male nell’esser single, bisognerebbe iniziare dalle fondamenta. Insegnare anche ai piccini piccini cosa vuol dire scegliere il proprio percorso. “Dobbiamo preparare i bambini a crescere come individui responsabili”, afferma il dottor Kislev.

“Dobbiamo insegnare alle persone le basi di come essere single”.

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Ma per Elyakim Kislev ciò non vuol dire escludere l’altro, anzi, significherebbe proprio tutto il contrario. Cose come “connettersi l’un l’altro, trovare un significato nella nostra vita oltre a far parte di un’unità familiare o parte di una coppia. Dobbiamo trovare il nostro posto nel mondo senza il contesto della famiglia nucleare”. Ciò ci metterebbe sulla strada giusta per essere felici, scegliendo con consapevolezza e responsabilità la strada da intraprendere. Strada che potrebbe di certo contemplare il matrimonio, perché no? E che di certo eviterebbe un sacco di problemi come unioni infelici dettate dal timore di morire soli.

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