Come vedere se il tuo smartphone è infettato da Pegasus

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Come vedere se il tuo smartphone è infettato da Pegasus

| 21/07/2021
Fonte: Twitter

Amnesty International ha rilasciato un toolkit per aiutare le persone a scoprire se lo spyware Pegasus è presente nei loro smartphone

  • Amnesty International ha rilasciato un toolkit utile a scoprire se il famoso spyware Pegasus possa aver infettato uno smartphone
  • Pegasus è il software spia che di recente ha preso di mira gli attivisti, i giornalisti e gli avvocati di tutto il mondo
  • Il toolkit di Amnesty analizza i dati di backup per scoprire tracce di violazioni
  • Nel frattempo l’azienda NSO Group ha smentito ogni accusa
  • Tuttavia, Amnesty International ha trovato dati “coerenti” con le recenti analisi dei giornalisti presi di mira

 

Amnesty International ha rilasciato un toolkit per aiutare le persone a scoprire se il loro smartphone è stato segretamente monitorato da Pegasus. Si tratta dello spyware di tipo militare che ha preso di mira attivisti dei diritti umani, giornalisti e avvocati in tutto il mondo.

Di recente, difatti, Amnesty e Forbidden Stories hanno diffuso un elenco di 50.000 numeri di telefono vittime di hacking da parte di Pegasus. Lo spyware, costruito dalla ditta israeliana NSO Group, può essere usato per registrare le chiamate, copiare e trasmettere messaggi o anche filmare le persone attraverso la fotocamera dello smartphone. Può colpire sia i dispositivi Apple iOS che Android.

La smentita di NSO Group e le prove di Amnesty International

Il toolkit del ricercatore di Amnesty, il Mobile Verification Toolkit (MVT), funziona sia su dispositivi iOS che Android per aiutare gli utenti a scoprire se sono stati presi di mira. Il sito TechCrunch ha spiegato che, una volta avviato, il toolkit analizza un backup del telefono per trovare qualsiasi traccia di hacking. Ci vuole un minuto o due per farlo. Il tool crea una serie di file che mostrano i risultati della scansione. Se il telefono è potenzialmente compromesso, quei file lo diranno.

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NSO Group ha negato le “false affermazioni” fatte nel report, così come i governi di Ungheria, Marocco, India e Ruanda accusate di aver utilizzato la tecnologia. Tuttavia, Amnesty International Security Lab ha affermato che le sue analisi forensi hanno trovato dati che risultano “coerenti con le analisi passate dei giornalisti presi di mira. Ciò comprende le decine di giornalisti presumibilmente vittime di hacking negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita e identificati da Citizen Lab nel dicembre dello scorso anno”.

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