Ti capita mai di sognare ad occhi aperti? Il mistero del cervello che unisce veglia e sonno

Uno studio ispirato a Thomas Edison svela l’esistenza di uno stato mentale grigio dove la coscienza produce sogni bizzarri

 

Se vi capita spesso di coricarvi e vedere immagini bizzarre fluttuare nella stanza prima ancora di aver chiuso i giochi con il mondo reale, rilassatevi. Non state perdendo la ragione e non si tratta di un’anomalia del sistema nervoso, ma di una dinamica biologica affascinante. Uno studio condotto dagli scienziati del Paris Brain Institute, i cui esiti sono stati divulgati sulla rivista scientifica Cell Reports, ha dimostrato che i confini tra veglia e sonno sono fluidi e sfumati. La nostra mente non possiede un interruttore netto capace di spegnere la coscienza di colpo, ma naviga in zone intermedie.

Per mappare questa terra di nessuno, i ricercatori hanno reclutato 92 volontari per un test ispirato alle abitudini del celebre inventore Thomas Edison. I soggetti dovevano accomodarsi su una sedia e provare ad addormentarsi stringendo un piccolo oggetto tra le dita della mano. Nel momento esatto del rilassamento muscolare, la caduta dell’oggetto generava un rumore che destava i partecipanti, costretti a riferire immediatamente il contenuto esatto dei propri pensieri. Questo monitoraggio ha permesso di raccogliere elementi preziosi sul funzionamento cerebrale nei momenti di transizione.

Il verdetto dell’elettroencefalogramma e i nuovi risvolti per i disturbi del sonno

I risultati emersi dalle oltre 400 testimonianze dirette hanno lasciato la comunità scientifica a bocca aperta per la loro particolarità. L’esame dell’elettroencefalogramma indicava in modo inequivocabile che i soggetti erano tecnicamente svegli durante le visioni oniriche. Questo significa che la mente può generare scenari assurdi mentre siamo coscienti, così come, all’opposto, è in grado di sviluppare ragionamenti logici e razionali nel sonno profondo. Il fenomeno è generato da impercettibili micro-attività del cervello che sfuggono completamente alle misurazioni dei macchinari medici standard.

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Analizzare a fondo i meccanismi di questo specifico stato grigio della mente non è un semplice esercizio di curiosità per accademici. Questa scoperta ha una rilevanza fondamentale per aiutare i pazienti affetti da patologie come insonnia e narcolessia. In questi quadri clinici, infatti, la percezione soggettiva di chi soffre non coincide quasi mai con i dati dei monitoraggi classici. La prossima volta che qualcuno vi accuserà di guardare il vuoto con aria persa durante una conversazione, avrete una scusa scientifica inattaccabile: siete solo in un altro stato mentale.

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