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“Hai preso le chiavi? Hai chiamato l’idraulico? Hai… vissuto oggi?”: se queste frasi ti suonano familiari, potresti non essere solo una persona organizzata, ma un genitore onorario del tuo partner. Accade spesso, soprattutto a chi ha imparato presto che “amare” significa “occuparsi di tutto”.
Gli psicologi chiamano questo fenomeno parentificazione, cioè l’inversione dei ruoli tra chi dovrebbe ricevere e chi finisce per dare sempre. È un copione che nasce nell’infanzia, quando ci si ritrova a fare da adulti troppo presto. E da lì in poi, diventa quasi automatico: se non ti occupi di qualcuno, ti senti inutile.
Da adulti, chi ha vissuto questa dinamica spesso sceglie – senza volerlo – partner “da accudire”. Così la coppia si trasforma in un piccolo asilo sentimentale: uno fa da mamma, l’altro da eterno figlio distratto. In apparenza funziona: la casa è pulita, le bollette pagate, e nessuno si scorda l’anniversario. Ma a che prezzo?
Dietro l’efficienza si nasconde un’enorme fatica emotiva. L’amore diventa gestione, la complicità cede il passo al dovere e la passione si prende una vacanza non retribuita. Perché, come ricorda la terapeuta Kate Balestrieri, quando i ruoli diventano rigidi, l’intimità si spegne e il partner “genitore” resta senza spazio per sé.
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Non è colpa di nessuno, ma tocca a qualcuno cambiare copione. Il primo passo è parlare chiaro: chi fa cosa? Che cosa non vuoi più gestire da sola? E soprattutto, dove sono finiti i tuoi bisogni? Se il dialogo non basta, fermarsi non è egoismo, è autotutela. E chiedere aiuto a un terapeuta non è segno di debolezza, ma di lucidità. Alla fine, l’amore non è un corso di recupero per adulti distratti. È un patto tra due persone, non tra un genitore e un figlio. E se ti togli il mantello da supereroina per un giorno, potresti scoprire che anche gli altri sanno volare – basta lasciarglielo fare.
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