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Ogni anno, quando i primi fiori sbocciano in Germania, Austria e Svizzera, milioni di persone lamentano una stanchezza inspiegabile. Il fenomeno, noto come Frühjahrsmüdigkeit o “spring fatigue”, è così diffuso che i media ne parlano con puntualità quasi rituale.
Un nuovo studio condotto da Christine Blume e Albrecht Vorster ha messo sotto osservazione 418 adulti per un anno, rilevando stanchezza, sonnolenza e qualità del sonno ogni sei settimane. I risultati? Nessuna variazione significativa tra stagioni o mesi. I partecipanti si sentivano più o meno ugualmente stanchi in gennaio, marzo o luglio, suggerendo che la stanchezza primaverile potrebbe essere un fenomeno più psicologico che biologico.
Il motivo principale dietro la persistente credenza nella fatica primaverile sembra essere culturale. La parola Frühjahrsmüdigkeit esiste da decenni e ogni marzo i media ne parlano, predisponendo le persone a notare e ricordare la stanchezza proprio in quei mesi. È un esempio di come un’etichetta verbale possa modificare la percezione, facendo sembrare reale ciò che in realtà non cambia.
Anche se i dati mostrano che le giornate più lunghe riducono leggermente la fatica, non si osservano picchi durante i rapidi cambi di luce primaverile. In altre parole, la primavera non stanca più di quanto lo facciano gli altri periodi dell’anno. La convinzione che accada è quindi una combinazione di aspettativa, conferma e attenzione selettiva.
Lo studio non esclude casi particolari. Persone con allergie stagionali, bassi livelli di vitamina D o sensibili ai cambiamenti dell’ora legale possono sperimentare affaticamento reale in primavera. Tuttavia, questo riguarda solo una minoranza e non spiega la diffusione della convinzione culturale.
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Blume e Vorster sottolineano anche il ruolo sociale del fenomeno. Avere un nome per un’esperienza inspiegabile rende la stanchezza più comprensibile e accettabile. Così, milioni di persone continueranno a sentirsi esauste ogni primavera, mentre la scienza ci ricorda che spesso la colpa è più della testa che del calendario.
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