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La concezione classica dello stress psicologico inteso come un carico emotivo indistinto, responsabile di generici stati di insonnia o nervosismo, è stata ufficialmente superata dalla ricerca clinica. Una recente indagine scientifica pubblicata sulla prestigiosa rivista eClinicalMedicine ha ridefinito i confini della tensione mentale, dimostrando che l’ipereccitazione si manifesta attraverso modalità strutturate. Il dottor Tom Bresser, stimato ricercatore presso il Netherlands Institute for Neuroscience, ha esaminato le risposte di centinaia di soggetti adulti isolando sette forme distinte di allerta prolungata.
La tassonomia clinica individuata dallo scienziato comprende il profilo ansioso, quello corporeo, il sensitivo, l’irritabile, il vigile, quello legato al sonno e infine il profilo sudomotorio, connesso all’attivazione nervosa di rossori e sudorazione. Questi pattern non agiscono come compartimenti stagni in individui differenti, ma si combinano all’interno dello stesso organismo in percentuali variabili. Nella depressione spicca la componente irritabile, nell’ansia generalizzata prevale quella ansiosa, mentre nei pazienti colpiti da attacchi di panico domina il profilo corporeo con alterazioni cardiache e respiratorie.
Il disturbo da stress post-traumatico si caratterizza invece per l’ipervigilanza e la reazione sudomotoria, laddove l’ansia sociale risulta strettamente legata alla sensibilità e l’ADHD presenta un’attivazione diffusa. Per superare i limiti dei vecchi test diagnostici che confondevano i segnali, il team di Bresser ha sviluppato un questionario da 27 item complessivi, successivamente validato su un secondo campione di 592 individui. Questo strumento permette di mappare i diversi vettori della tensione prima che si strutturi una patologia definita, offrendo riscontri immediati nella cura dei disturbi del sonno.
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Sul piano neurobiologico l’indagine suggerisce che a ciascun profilo corrisponda l’attivazione di circuiti cerebrali indipendenti e ben distinti. Gli autori hanno tuttavia riconosciuto alcuni limiti metodologici legati al campione principale, caratterizzato da una prevalenza di figure femminili in età avanzata reclutate tramite un registro del sonno. Nonostante la necessità di svolgere ulteriori indagini su campioni giovanili integrando parametri fisiologici oggettivi, lo studio modifica l’approccio terapeutico futuro. La sfida medica non consiste più nel misurare quanto un paziente stia male, bensì nel comprendere l’esatta combinazione di tensione con cui si manifesta il malessere.
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